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Nov 7, 2011 - amore, musica, ricordi    26 Comments

Una canzone un ricordo: PIOVE (Jovanotti)

Cara Lilli,

quando io e il mio amore ci siamo fidanzati, nei primi giorni insieme ci siamo confidati tanti segreti e cose che serbavamo in cuore e che nel periodo precedente, quando eravamo solo amici, non ci eravamo mai detti.

Tra l’altro, io ricordo benissimo che un giorno gli scrissi un sms dicendogli che evidentemente si era sbagliato sull’amore, sul fatto che dopo aver avuto delle grandi delusioni lui stesso mi aveva detto nei mesi precedenti che non avrebbe più voluto amare nessuna e che non aveva alcuna speranza di essere felice un giorno. Io e lui insieme eravamo la prova che un’altra chance l’aveva poi avuta, no?

E per rafforzare il concetto gli citai alcune parole di una canzone di Jovanotti che mi piaceva molto e che ancora oggi mi piace, PIOVE, perchè mi sembrava che calzasse proprio a pennello 😉

 

Io gli scrissi (volgendo ovviamente il testo al maschile) <<Hai visto che piove? Senti come viene giù! Tu che dicevi che non pioveva più! Che ormai non ti saresti mai più innamorato e adesso guardati sei tutto bagnato!>>

 

E lui, tenerissimo, mi rispose:<< Bagnato? Sono stato investito da una cascata!!!>>

🙂

 

 

PIOVE (Jovanotti) (1995)

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Hai visto che piove? Senti come viene giù!

Tu che dicevi che non pioveva più!

Che ormai non ti saresti mai più innamorata!

E adesso guardati sei tutta bagnata!

E piove! Madonna come piove

sulla tua testa e l’aria si rinfresca,

e pioverà fin quando la terra non sarà di nuovo piena

e poi si rasserena!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Senti le gocce che battono sul tetto!

Senti il rumore girandoti nel letto!

Uhm, rinascerà sta già nascendo ora!

Senti che piove e il grano si matura,

e tu diventi grande e ti fai forte,

e quelle foglie che ti sembravan morte,

uhm, ripopolano i rami un’altra volta

è la primavera che bussa alla porta!

E piove! Madonna come piove

prima che il sole ritorni a farci festa!

Uhm senti! Senti come piove!

Senti le gocce battere sulla testa!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Tu che credevi che oramai le tue piantine

si eran seccate e non sarebbero cresciute più!

Hai aspettato un po’, ma senti come piove

sulla tua testa! Senti come viene giù!

Non eri tu che ormai ti eri rassegnata

e che dicevi che non ti saresti più innamorata?

La terra a volte va innaffiata con il pianto,

ma poi vedrai la pioggia tornerà!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!

 

Nov 6, 2011 - pensieri sparsi, ricordi    21 Comments

Piove, ho sonno e vago con la mente…

Cara Lilli,

da stamane all’alba qui da me piove, piove e poi ancora piove…

Per carità, non voglio neppure lontanamente paragonare questa pioggia autunnale ai nubifragi e alle alluvioni nello spezzino e nella lunigiana, siamo stati fortunati quaggiù, almeno finora.

Però…comunque è pesante sostenere tutto il sonno arretrato e mai recuperato (si continua tra alti e bassi…più bassi che alti purtroppo con la faccenda del cambio dell’orario), l’umidità che pervade l’aria, il grigiore plumbeo in pieno giorno, l’aver dovuto rinunciare all’incontro con gli amici di blog a causa di questo maltempo… Sono abbacchiata e malinconica.

Sai cosa mi piacerebbe adesso, Lilli? Si, va beh…a parte un pò di sonno in santa pace (che tra poco cercherò di fare visto che è domenica pomeriggio e mio marito è a casa!). Mi piacerebbe avere qui la mia nonnina Bianca, la mia amata nonna materna che sapeva tenermi allegra nei lunghi pomeriggi da bambina quando c’era brutto tempo con le sue filastrocche, i suoi racconti, la sua inventiva, la sua tenerezza, il suo amore per me…la sua nipotina più piccola, la sua “sciorella” (fiorellino).

Mia madre ha sempre detto che io sono stata la salvezza di nonna Bianca: sono nata quando lei era vedova da più di due anni e ancora stentava a riprendersi dal dolore del distacco dal suo amatissimo Luigino e sono diventata il suo motivo per alzarsi la mattina, la sua medicina. Venne a vivere con noi e io ho diviso la camera con lei fino a quando è morta (avevo 14 anni). Non mi è mai pesato questo, anzi, averla in camera con me è stato bellissimo.

Il temporale particolarmente intenso di stamane alle 5,30 circa (io, è  ovvio, ero allegramente sveglia in soggiorno con la monella riccoluta) mi ha riportato alla mente le notti della mia infanzia, quando fuori impazzavano lampi e tuoni ed io avevo tanta paura… Allora nonna Bianca mi faceva stare nel letto con lei, mi abbracciava forte, io appoggiavo la testa sul suo petto, sentivo il suo cuore battere e così mi tranquillizzavo.

Tenere la mia bimba stretta a me sul divano, all’alba, con il temporale lì fuori, è stato bellissimo.

Ho immaginato che dolce e forte emozione doveva essere per la mia nonnina tenere me in quello stesso modo, ho ricordato che consolazione fosse per me…e non ti nascondo che mi sono venute le lacrime agli occhi.

Vale davvero la pena di vivere finchè ci sono ricordi ed emozioni così, Lilli.

Ott 23, 2011 - notizie, ricordi, sport    21 Comments

Gli angeli gelidi della velocità: Simoncelli mi riporta al mio Ayrton

Cara Lilli,

io non seguo il motomondiale, ma la notizia della morte di Marco Simoncelli mi ha lasciato senza parole. Sport come il motociclismo sono pericolosi, si sa, ma non ci si fa mai l’abitudine alle morti in gara.

Aveva 24 anni, era un pò stravagante, con quei capelli a cespuglio e il fare scherzoso. In realtà so solo questo di lui. Però le immagini del suo incidente mortale mi hanno fatto sentire male, mi hanno reso molto triste e mi hanno catapultato indietro negli anni….via di corsa fino al 1994.

Avevo quasi 21 anni, allora seguivo appassionatamente la Formula 1. E in questo caso appassionatamente è dire poco, Lilli. 

Da italiana forse atipica non tifavo per la Ferrari. In realtà io non tifavo per nessun team. Sono sempre stata dell’opinione che è il pilota che fa la differenza, anche se forse, con la tecnologia che avanza e che oramai è a livelli stratosferici, chi guida la monoposto conta meno di prima. Comunque, io tifavo per un pilota e quel pilota era Ayrton Senna.

 

Animo maliconico, carattere piuttosto chiuso, rigoroso, poco incline alla viuta mondana, ma una grinta e un talento da far paura. Lo ammiravo tantissimo, lo seguivo da anni. Le sfide con “il professore” Prost, i mondiali vinti, le “magie” incredibili sotto l’acqua.

Dunque: si veniva dalla morte durante le prove del GP di San Marino di Roland Ratzenberger, il 30 aprile. Poi…il 1° maggio del 1994 è impresso nella mia memoria come un marchio.

Imola, curva del Tamburello. La Williams di Ayrton va dritto e si schianta contro il muro di cemento. Io ero davanti alla TV e sono rimasta lì….a guardare i soccorsi, gli affanni di tutti quelli che hanno cercato di rianimarlo…poi l’elicottero che lo portava via in ospedale…e il sangue rimasto sull’asfalto e sull’erba accanto alla pista.

Non ti parlerò di cosa è accaduto dopo, del processo per stabilire le eventuali responsabilità di Frank Williams e della casa costruttrice, di tante considerazioni fatte, di dibattiti e di tante parole spese sulla sicurezza in gara ecc.

Sarebbe per me come riaprire una ferita che a stento si è un pò rimarginata in tanti anni. 

No, Lilli. Voglio solo riportarti in questo post un mio pensiero che scrissi di getto il giorno dopo la morte di Ayrton e che poi spedii al Corriere dello Sport, che per settimane raccolse i messaggi di addio a Senna scritti da tanti fans e ne pubblicò alcuni: uno di quelli prescelti fu il mio e conservo quel foglio di giornale ancora oggi, perchè fu bello e in certo senso consolante vedere le mie parole scritte lì….dove potevano leggerle tutti.

(L’immagine scannerizzata non è di gran qualità, ma il ritaglio è vecchio di 17 anni, capirai…)

 

 

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 Le mie parole per intero (perchè sul Corriere ne riportarono una parte soltanto) sono queste:

 PER AYRTON SENNA

“La Morte ha portato via un suo angelo,

l’angelo gelido della velocità.

Gli è piombata addosso a 270 km orari,

ma non è riuscita a prenderlo subito.

Ha dovuto lottare per più di 4 ore

perchè lui voleva ancora vivere…

provare l’ebbrezza delle corse,

sentire il rombo del motore entrargli dentro

con un brivido lungo la schiena,

stringere il volante tra le mani frementi,

scaricare tutto se stesso sull’acceleratore,

conquistare il mondo con le sue imprese…

Voleva essere ETERNO.

Poi, stremato, ha ceduto,

ma il suo cuore non si è fermato

come volgiono far credere i medici:

batte nel vento che soffia veloce

da un capo all’altro del mondo,

batte nelle onde dell’oceano che tanto amava…

Voleva essere ETERNO e,

forse senza rendersene conto,

ci è riuscito:

ORA LA SUA ANIMA CORRERA’ PER SEMPRE.”

(2 maggio 1994, ore 12:35)

 

Dopo quell’evento tragico, Lilli, mi è rimasto un vuoto che non sono riuscita a colmare e che mi ha impedito di continuare a seguire da vera appassionata la F1. Mio marito è un super appassionato, quindi è ovvio che finisco per seguire un pò anche io le gare di oggi, ma niente per me è più come allora.

Dopo Ayrton è cambiato tutto.

 

Ott 23, 2011 - pensieri sparsi, ricordi    8 Comments

Racconti di guerra

Cara Lilli,

tutta la faccenda drammatica e sanguinosa della cattura e dell’uccisione di Gheddafi mi ha fatto pensare per l’ennesima volta a come la guerra faccia parte della realtà del nostro mondo quotidianamente.

Quanti focolai di guerra ci sono attualmente? Quanti morti e feriti, quante vittime innocenti (vecchi e bambini innanzitutto)? Quante distruzioni sono in corso?

Ma dico io, ci sono già purtroppo tanti modi di morire, ci sono già le malattie gravi, l’inquinamento, gli incidenti…non bastano? Ucciderci tra di noi potremmo anche risparmiarcelo.

Certo, la guerra vera e propria in casa nostra non c’è (dico “vera e propria” perchè con la criminalità organizzata in Italia non è che scherziamo…anzi!) e questo a volte ce la può far sembrare come un fenomeno lontano, che vive solo nei telegiornali…ma io ne ho paura.

Ho paura di cosa sarebbe vivere in un Paese in guerra, Lilli. Ho paura di cosa dovremmo affrontare, di come dovrebbero vivere i miei bambini, di cosa sarebbe avere mio marito tra le fila dei combattenti.

Ho nella mente ben nitidi i ricordi di tutti i racconti della mia nonna materna: episodi vissuti in prima persona, non cose accadute a chissà chi.

La storia di come lei e nonno, sul finire della Seconda Guerra Mondiale, quando le cose si aggravaronosempre più, presero le loro sei figlie, ancora tutte piccole (mia mamma era la maggiore), e le portarono via da Napoli perchè era troppo pericoloso vivere là. Le lasciarono ad Agerola, nel paese di origine di nonna, presso le sue sorelle non sposate che vivevano nell’antico palazzo di famiglia, dove avrebbero avuto affetto e attenzione e non sarebbe mancato loro il cibo, con l’orto, gli alberi da frutta, la mucca per il latte fresco, le galline per le uova. Nonno aveva comprato anche delle coppie di conigli, in modo da assicurare della carne se fosse mancata.

Nonna non era rimasta ad Agerola, però: lei aveva scelto di stare al fianco di suo marito a Napoli, di non lasciarlo solo. In qualche modo la vita continuava, lui comunque doveva lavorare. Mio nonno era avvocato, cosa che allora aveva un valore maggiore di quello che ha adesso, perchè gli avvocati non erano in numero spropositato come oggi. Era stimatissimo nella sua professione e aveva addirittura lo studio nella celebre Galleria Umberto, ma non si è mai arricchito mio nonno, perchè non sapeva speculare sulle disgrazie e sui problemi della gente, specie in quel periodo poi: nonna mi raccontava di come accettasse pagamenti in natura dai contadini perchè i soldi mancavano o di come addirittura non si facesse pagare per niente dalle persone che con la guerra erano cadute in miseria.

Caro, dolce nonnino mio, mai conosciuto purtroppo perchè è morto 2 anni prima della mia nascita. Ebbe anche una medaglia d’oro al merito forense.

Tornando alle storie di guerra, nonna mi faceva sempre restare col fiato sospeso ogni volta che mi raccontava l’episodio di quando lei e nonno erano scappati dal loro appartamento per un allarme aereo: erano fuggiti passando dai tetti, saltando da un palazzo all’altro mentre le bombe cominciavano a cadere e avevano scampato la morte per un soffio perchè uno dei palazzo da poco lasciato alle loro spalle era poi crollato, riducendosi in un cumulo di macerie.

Insomma, Lilli…non oso immaginare cosa farei in situazioni del genere. Il primo pensiero sarebbe di certo quello di proteggere i miei figli. Ho visto in TV e nei documentari cose troppo atroci riguardanti in particolare i bambini che solo se ci penso non mi fanno dormire la notte.

Perdona questo post triste, Lilli, ma la realtà non è tutta rose e fiori, non ci sono solo l’amore e le storie buffe dei piccoli monelli di casa. La realtà è che nel mondo si muore ogni giorno per le guerre in corso e il sogno della Pace sembra un traguardo irraggiungibile.

 

Ott 16, 2011 - ricordi    28 Comments

Mi vesto di ricordi

Cara Lilli,

in questi giorni mi sono resa conto di come parte del mio guardaroba sia per me una fonte continua di ricordi.

Sto facendo il cambio di stagione (fose un pò tardi, ma ancora giorni fa c’era un caldo inusuale!) sto riponendo nei contenitori in PVC le cose estive definitivamente lavate e stirate, sto mettendo nei cassetti le cose autunnali e invernali, sto spostando  nell’armadio  da su a giù e viceversa pantaloni, gonne, giacche a seconda dela loro pesantezza… Mi sono quindi passati per le mani t-shirt, jeans, maglioni, pigiami, ecc. e alcuni di questi mi hanno fatto ripensare a quando li ho comprati o a quando me li hanno regalati.

E tu guarda, la maggioranza dei regali me li ha fatti la mia mamma.

E’ sempre stato così: anche quando ero ancora a casa con i miei, spesso succedeva che lei uscisse per fare spese per sè e poi tornasse con qualcosa per me, perchè nessuno come lei conosceva i miei gusti e le mie misure. E infatti, puntualmente, quei suoi acquisti mi andavano bene e io ne ero entusiasta!

Sapessi come era bello avere quelle “sorprese”, Lilli! E dopo che mi sono sposata, almeno per un paio di anni, prima di peggiorare e di non poter più uscire con facilità, mamma ha continuato a farmi trovare qualcosa di nuovo ogni tanto quando andavo da lei.

Il brutto è che gli anni passano e quei maglioni, quelle tshirt, quelle felpe sono invecchiati…alcune cose, nonostante io abbia cercato di preservarle il più possibile, già non sono più mettibili per uscire e pur di non gettarle via le sto usando come abbigliamento “da casa”.

E’ un pò come “vestirsi di ricordi” ed è una sensazione  così consolante, Lilli…


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