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Apr 11, 2012 - Feste e ricorrenze, ricordi    24 Comments

Uno scritto trovato per caso lì dove il tempo si è fermato

Cara Lilli,

permettimi di copiarti uno scritto trovato per caso cercando dei documenti, lì dove il tempo si è fermato. Si tratta di non molte righe, scritte su un mezzo foglio riclicato, anche un pò strappato male lungo il bordo.

E’ stato un tuffo al cuore trovarmelo tra le mani e leggerlo. Mi ha emozionato e commosso. Risale al periodo della mia prima gravidanza, quando ancora non si sapeva il sesso della creatura che portavo in grembo (la monella).

La scrittura è segnata dalla malattia e dal tremore incontrollabile della mano, ma è chiaramente una scrittura a me tanto cara, quella di mia madre…

 

19 marzo 2007, San Giuseppe – ore 06,30

Il Signore mi consente, dopo parecchio tempo – vari mesi – di scrivere qualcosa…

All’alba, nei giorni scorsi, mi ha accolto il canto armonioso di alcuni uccelli (non so il loro nome) che conversano tra di loro… Mi viene da pensare che lodino il Creatore per il nuovo giorno.. Non può essere che questo il tema perchè penetra direttamente nell’anima portandovi letizia…

Intanto all’orizzonte di fronte a me una fascia gialla prende gradatamente colore più intenso, di annuncio del sole, e consola…

Il primo moto è quello di ringraziare per questo balsamo sulle ferite che continuo a portare. E’ tempo di sofferenza per tutta l’umanità: occorre accettare e offrire, per non far perdere le grazie legate al dolore accettato e offerto… Il resto lo fa Dio e di certo è dosato secondo le spalle di ognuno. La forza necessaria ci è data nell’attimo presente – nè prima nè dopo. E tutto si alleggerisce…

Chiedo a San Giuseppe una protezione speciale per tutta la mia famiglia e per ognuno dei miei cari, a partire dal più inerme: il bimbo di Maristella! Perchè porti ai suoi genitori la gioia della vita che ancora il Signore dona a chi gliela chiede, gratuitamente.

Intanto un pò di grigio ha smorzato la luce gialla, ma io l’ho vista e so che è là, in attesa di illuminare chiunque guarda con gli occhi della Fede…

 

Oggi è giusto un anno che sei partita per il Cielo, mammina mia.

Mi manchi sempre, ogni giorno.

Saresti orgogliosa dei progressi fatti dalla monella…ed io pagherei per sentirti chiamare “nonna Bia” da lei, ora che è in grado di farlo. 

Saresti orgogliosa del monellino, che appena appena hai conosciuto, che oramai cammina…e io pagherei per vederlo venirti incontro nel lungo corridoio di casa tua con le braccine spalancate.

Ma tanto lo so che tu ci guardi da Lassù, insieme a papà. Ci credo, perchè quella luce di cui tu parlavi l’ho vista anche io in tante albe e so che è là anche se a volte il grigio sembra smorzarla…

 

NOTA: con questo post partecipo al POSTorming di aprile di HomeMadeMamma

 

Apr 2, 2012 - amore, ricordi    18 Comments

Galeotta fu una lampada ad olio

Cara Lilli,

nell’era di internet e dei social network fa sorridere pensare che c’è stato un tempo in cui le persone si conoscevano e si innamoravano anche solo grazie ad una lampada ad olio.

Era un giorno del 1920 e in un piccolo paese di montagna che si affaccia sulla Costiera Amalfitana uno dei figli del sindaco, che studiava medicina a Napoli, aveva invitato un giovane avvocato suo amico a trascorrere il pomeriggio a casa sua. 

Lo studente di medicina aveva ben 3 fratelli e 8 sorelle. Queste ultime restarono chiuse nelle loro stanze durante la visita del giovane avvocato, perchè avevano un pudore esagerato, dettato dalla disciplina e dalla mentalità del sindaco loro padre, che le teneva sotto strettissima sorveglianza.

Tutte, tranne una. Una era diversa. Aveva un carattere allegro e indipendente, ma allo stesso tempo sapeva come prendere per il verso giusto suo padre, il quale, nonostante questo lato un pò “ribelle” della ragazza, non poteva fare a meno di preferirla alle altre figlie.

Quando cominciò a fare buio, il sindaco chiese che venisse portata una lampada ad olio. Tutte le ragazze erano in fermento, nessuna voleva farsi avanti, avevano vergogna di mostrarsi all’amico del fratello. A questo punto fu lei, la preferita del sindaco, a farsi avanti dicendo alle sorelle che erano delle sciocche e che non c’era nessun motivo di aver timore: prese la lampada ed entrò nella stanza dove l’ospite chiacchierava col padrone di casa.

Bastò uno sguardo tra lei e quello sconosciuto. Non ci furono parole, non ci fu una presentazione ufficiale in quel momento. Nient’altro che uno sguardo. Ma fu sufficiente ad entrambi perchè capissero che volevano rivedersi, volevano far parte uno della vita dell’altro.

Quando il giovane avvocato prese il coraggio di chiedere ufficialmente al padre del suo amico di poter frequentare quella sua figlia, si sentì rispondere che aveva il permesso di farlo in presenza sua o di qualche membro della famiglia. Ma allo stesso tempo il sindaco fu chiaro: la ragazza avrebbe lasciato la sua casa di origine solo per andare in sposa ad un uomo che potesse assicurarle un tenore di vita per lo meno uguale a quello in cui lui l’aveva fatta crescere. Il giovane avvocato avrebbe dovuto, quindi, prima affermarsi nella sua professione, avere uno studio avviato, con clientela scelta, e solo allora avrebbe avuto il consenso di sposare sua figlia.

Il sentimento del giovanotto era così forte e sincero che accettò quella condizione, pur sapendo che avrebbe comportato un’attesa molto lunga.

E infatti trascorsero ben 10 anni finchè il sindaco non si espresse favorevolmente alle nozze, 10 anni in cui l’avvocato si impegnò con tutte le sue forze, fece carriera e arrivò ad avere uno studio importante situato nella Galleria Umberto I di Napoli; 10 lunghi anni fatti di incontri ufficiali, ma anche di bigliettini segreti scambiati tra i due innamorati, lasciati magari nelle tasche dei cappotti o sotto i cuscini dei divani…di messaggi d’amore riferiti tramite persone amiche…di sogni…

Nel 1930 l’avvocato potè sposare finalmente la sua Bianchina (come amorevolmente la chiamava) e dalla loro unione felice nacquero 6 figlie.

La primogenita si sposò nel 1961 con un amico di vecchia data divenuto poi un grande amore e dalla loro unione felice nacquero due figli.

La secondogenita si è sposata nel 2006 con un ragazzo inizialmente visto solo come un amico e poi divenuto l’amore della sua vita  e dalla loro unione felice sono nati due figli: una monella riccoluta e un monello sognatore.

Se non ci fosse stata quella lampada ad olio galeotta, chi lo sa…forse oggi non sarei qui a scriverti, Lilli.

🙂

 

PS: nel 1920 avrebbero in teoria potuto usare già l’energia elettrica in casa, ma evidentemente o nel paesino ancora non c’era una rete elettrica o comunque si usavano ancora anche le lampade ad olio…ammetto di non sapere questo particolare, dovrò informarmi!

Mar 7, 2012 - amore, ricordi    18 Comments

Fiori di pesco

Cara Lilli,

c’è stato un tempo in cui io e il mio tesoro avevamo una sorta di vita parallela alla realtà. Cioè, mi spiego meglio: è stato tanto tempo fa, prima che ci mettessimo insieme…eravamo amici, uscivamo il sabato sera con la stessa comitiva da mesi, ma poi da dopo l’estate avevamo iniziato a scriverci dei messaggini sul cellulare durante la settimana, sempre più frequentemente, con confidenza crescente e molto spesso la sera e al mattino sul presto.

Ed ecco: questo era il nostro mondo. Era un universo parallelo perchè nessuno dei nostri amici comuni sapeva fino a che punto fossimo arrivati, quanto ci stessimo legando pian piano, giorno dopo giorno. Nella realtà, per tutti intorno a noi eravamo due amici come tanti altri, nel nostro mondo eravamo due persone che stavano imparando a conoscersi sempre più profondamente e che soprattutto iniziavano a non poter fare a meno l’una dell’altra.

Io mi resi conto di amarlo con una specie di folgorazione, in un giorno di ottobre…ma ci vollero ancora settimane perchè anche lui arrivasse a maturare la consapevolezza dei suoi sentimenti e ad aprirsi completamente con me, coronando il sogno di un amore pienamente corrisposto.

Ho molti ricordi emozionanti di quel periodo intermedio, fra la semplice amicizia e l’amore, e tra tanti oggi ho ripensato a quando una sera, per la prima volta, lui scrisse in un messaggino una frase che lasciava trasparire un sentimento un pò diverso dal solito. Il suo saluto finale, infatti, fu: “Buonanotte, mia dolcissima Maris!” e la mia reazione a quelle parole semplicissime ma per me, già consapevole di amarlo, davvero importanti non potè che essere una poesia (che tenni per me, naturalmente, ma che lui ha poi letto in un secondo momento!)…

 

 

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PS: Anche stavolta come in occasione di “Una casa fatta di cielo” la mia dolce Chani ha voluto farmi dono di questa immagine ….GRAZIE DI CUORE!

Feb 28, 2012 - musica, ricordi    30 Comments

Un canzone, un ricordo: EMOZIONE DOPO EMOZIONE

Cara Lilli,

nell’estate del 1986 stavo per compiere 13 anni ed ero in vacanza al mare in Calabria, a Diamante.

Ti ho già scritto un pò di ricordi di quegli anni e di quelle 3 bellissime vacanze estive  (’85-’86-’87) trascorse spensieratamente con tanti amici nel “Parco del Sole”.

Ti ho pure accennato in quel post di cui sopra al mio primo amore adolescenziale, per il simpaticissimo e carino G. che mi faceva battere il cuore in quelle estati… aaahhh…chi non ha un dolce ricordo per i primi sentimenti un pò più coinvolgenti?

E allora ho ripensato alle canzoni che ascoltavamo sempre in gruppo, io e i miei amici, nel luglio/agosto 1896: praticamente consumavamo il nastro della cassetta di “Nuovi Eroi” di Eros Ramazzotti!!!

Io non sono mai stata una gran fan di questo cantante, ma quell’album mi piaceva tanto, anche perchè cantavamo tutti insieme a squarciagola le canzoni sulla spiaggia e perchè poi condividevo con G. una passione per EMOZIONE DOPO EMOZIONE….il che rendeva per me quel brano il più bello di tutto l’album!

Ma comunque ripeto, tutte le canzoni di “Nuovi eroi” mi erano care…da “Un cuore con le ali” a “Con gli occhi di un bambino”, da “E mi ribello” a “Fuggo dal nulla”, da “Un nuovo amore” a “Lacrime di gioventù”, per finire con “Adesso tu” e “Nuovi eroi” (che è la canzone che dà il titolo all’album ma secondo me è la meno bella).

Insomma, Lilli, quelle canzoni erano un pò il manifesto del nostro gruppo, quell’estate.

E ancora oggi, quando mi capita di riascoltarle, mi sento pervadere l’anima di tenerezza e nostalgia e sorrido forse un pò tristemente perchè quei momenti sono così lontani… 

Lontani nel tempo, si…ma non lontani dal cuore. Quello mai.

 

 

EMOZIONE DOPO EMOZIONE (Eros Ramazzotti, 1986)

 

Emozione dopo emozione

la mia vita scorre ogni giorno così

e dal primo calcio ad un pallone

alle fughe in moto giù in città 

ho imparato più di una lezione

 

è stata questa vita

la mia maestra

la mia palestra la strada che va…

  

perché ti sto dicendo tutta la verità

forse non hai capito, 

ti sto dicendo che tu

puoi ottenere di più  

e farlo in modo pulito…

  

se stai cercando amore cercalo dove c’è

ovunque lo puoi trovare

se poi sincero non è

lo riconosci da te

lo senti dentro, non ti puoi sbagliare…

 

 

passo dopo passo capirai

emozione dopo emozione…

 

e se c’era d’aiutar qualcuno

non mi sono mai tirato indietro lo sai

l’amicizia resta un grande dono

questo io non l’ho scordato mai

io quello che ero ancora sono

forse un po’ più maturo

ed anche sicuro

davanti al mondo, davanti a te…

 

 

se stai cercando amore cercalo insieme a me

negli occhi della gente

da sola non sarai mai

se lealmente ti dai

sarai comunque vincente…

  

se stai cercando amore cercalo dove c’è

ovunque lo puoi trovare

se poi sincero non è

lo riconosci da te

lo senti dentro, non ti puoi sbagliare…

  

passo dopo passo capirai

emozione dopo emozione…

passo dopo passo capirai

emozione dopo emozione…

 

Feb 1, 2012 - pensieri sparsi, ricordi    30 Comments

Lì dove il tempo si è fermato

Cara Lilli,

non so se a te è mai successo di conoscere un luogo in cui si abbia la strana, particolarissima sensazione che il tempo si sia fermato.

Io questo luogo ce l’ho.

Non pensavo sarebbe stato così. Intendo che non lo pensavo quando lo immaginavo soltanto nella mia mente, negli anni scorsi.

Quando metto la chiave in quella serratura e giro le 4 mandate e la porta si apre…ecco che non importa che giorno sia, se sia estate, autunno o inverno…lì dentro il tempo è fermo.

Il letto matrimoniale in camera dei miei genitori è ancora lì con le lenzuola bianche pulite e il copriletto leggero, così come lo ha rifatto la badante dopo che è stata portata via la mia mamma. Non sarebbe servito più a nessuno quel letto, nessuno ci avrebbe più dormito, eppure lei volle sistemarlo e così è rimasto.

Negli armadi e nei cassetti ci sono ancora gli abiti di mamma e papà, la biancheria, gli asciugamani, le lenzuola, comprese quelle del corredo che mamma non ha mai usato, che venivano direttamente dal corredo di sua madre, che a sua volta non le aveva mai usate.

Anche i sopramobili sono lì, negli stessi posti di sempre. E le librerie nello studio e nell’ingresso sono ancora stracariche di volumi.

Negli stanzini ci sono gli stessi scatoloni e le stesse vecchie valige di sempre e scarpiere con sandali, mocassini, scarpe coi lacci, stivali, pantofole.

Lì dove c’era ordine è rimasto così, ma anche il disordine di alcuni posti della casa è rimasto tale e quale.

In realtà una cosa è cambiata: la cucina è vuota, i mobili li abbiamo regalati a mio coognato, che ha messo su un appartamento in affitto e deve tirare avanti fino a che tra un pò non si sposerà e comprerà un arredamento nuovo.

Ecco, se non fosse per questo potrei dire che lì tutto è esattamente com’era quel 13 aprile 2011. Si, quando di sera mio marito è venuto a prendere me e i bimbi e così siamo usciti da quella casa, il giorno dopo il funerale di mia madre.

Tornare ogni tanto in quel posto mi riporta indietro nel tempo e non so dire se sia un bene o un male, Lilli. E’ rassicurante, quasi consolante direi, da un lato…ma è anche una specie di “trappola” psicologico-temporale.

Ma le cose non saranno sempre così. E no. Dovranno cambiare necessariamente: la casa è in vendita oramai, ci sono stati i primi interessati che l’hanno visitata, l’agenzia è fiduciosa di trovare gli acquirenti senza dover arrivare a  rinnovare il mandato di sei mesi che abbiamo firmato dopo l’Epifania io e mio fratello.

Questo significherà fare ciò di cui non siamo stati ancora capaci, per cattiva volontà o per senso di rifiuto della realtà, non lo so neppure io… Dovremo metter mano a tutto e sgomberare. Ma sai che vuol dire smantellare una casa “vissuta” come quella? Dove ci sono quasi 50 anni di ricordi di mamma e papà, materializzati in mobili, vestiti, stoviglie, libri, cianfrusaglie di ogni genere…

Finora è stato stranamente “normale” sapere che quella casa era sempre lì, sempre uguale, sempre dei miei genitori.

Adesso o comunque tra non molto tutto cambierà, Lilli. E gli ingranaggi del tempo torneranno inesorabilmente a muoversi, stridendo e riportandomi alla dimensione reale anche lì dentro. Lì dove dal 13 aprile 2011 il tempo si è fermato.

 

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