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Ott 14, 2010 - ricordi    6 Comments

Noi che…ricordi anni ’80

Cara Lilli,

sulla scia della frase diventata un intercalare famosissimo grazie alla trasmissione televisiva “I migliori anni”, ho pensato di ricordare cone te alcune cose sfiziose degli anni ’80….gli anni, cioè, in cui sono stata bambina e adoloscente:

Noi che… guardavamo in TV lo spot demenziale del giovanotto con ciuffo e occhialoni che eslamava sconsolato “Io non ho mai provato Hurrà”…

Noi che… abbiamo seguito la moda degli scaldamuscoli e delle spalline sotto le giacche che ci facevano sembrare giocatori di football americano…

Noi che… ci siamo scatenati con il ritorno di moda degli Hula-hoop (il mio era verde chiaro!!!)…

Noi  che… portavamo i capelli cotonatissimi…

Noi che… abbiamo sognato con i batticuori adolescenziali de “Il tempo delle mele”…

Noi che… seguivamo i cartoni di Bim Bum Bam con Sandro, Marina e Paolo (un Bonolis agli esordi) ed il mitico pupazzo-cane rosa Uan…

Noi che… volevamo sposare Simon Le bon, amavamo i Duran Duran e litigavamo con le fans degli Spandau Ballet (o viceversa)…

 

Quanti “Noi che…” ci sarebbero ancora da scrivere, Lilli! E magari in piu’ riprese lo faro’…

Quindi, alla prossima!!!

 

11 anni fa…l’amore!

Cara Lilli,

oggi è una ricorrenza speciale, ma non quella che forse potresti immaginare dal titolo del post: infatti, non è l’anniversario del primo incontro con quello che sarebbe diventato mio marito, non è l’anniversario di fidanzamento nè tanto meno quello di matrimonio…

No: oggi sono 11 anni esatti dal giorno preciso in cui ho compreso di essere veramente innamorata di quel ragazzo dolce e timido, che conoscevo da quasi 6 mesi, ma che solo da poco era entrato più in confidenza con me.

Ebbene si, il 9 ottobre del 1999, aspettando con ansia una sua risposta via sms ad una mia lettera (non d’amore, ma di amicizia), mi sono resa conto improvvisamente di ciò che provavo per lui….Incredibile ma vero come ci si possa accorgere da un momento all’altro di amare qualcuno!!

Sarebbero poi trascorsi altri 2 mesi e poco più prima che anche lui maturasse l’idea di amarmi e quindi ci fidanzassimo, ma comunque io quel giorno suggellai la mia “scoperta” a modo mio e cioè con una poesia…

 

AUTUNNO

C’è nell’aria un nuovo profumo.

Il vento lo ha portato con sè da lontano,

da una valle che avevo dimenticato esistesse.

L’autunno macchia le foglie degli alberi

con i colori e le sfumature del fuoco:

giallo, arancio, rosso.

I viali sembrano in fiamme

e anche il mio cuore arde,

infiammato da un autunno che mi ha sorpreso,

regalandomi il calore di un amore inaspettato.

(Av. 09/10/1999)

 

Ott 6, 2010 - ricordi    15 Comments

Mia nonna conservava le buste di plastica così…

Cara Lilli,

ricordo che negli anni in cui la mia amata nonnina Bianca ha vissuto a casa nostra (cioè da quando io sono nata a quando lei è morta e io avevo 14 anni) aveva sempre l’abitudine di conservare con molto ordine le buste di plastica, quelle della spesa per capirci,  perchè diceva che era una buona cosa riutilizzarle ma che se si piegavano senza metodo creavano un inutile ingombro.

Ebbene, appena sposata avevo iniziato a conservare anche io le buste di plastica in quel modo, poi a dire il vero  mi sono scocciata  un pò e ho lasciato perdere….finendo con l’avere una montagna di buste appallottolate o spiegazzate nello stanzino o in qualche altro posto, senza riuscire a capire a prima occhiata quale fosse più grande o più piccola all’occorrenza e poi tutte stropicciate e brutte da utilizzare.

Dunque, giorni fa mi sono detta che dovevo tornare al metodo della mia nonna, che richiede un momento di tempo in più, ma se fatto di volta in volta e non accumulando le buste da ripiegare (come invece facevo io e per ciò mi ero poi scocciata!) non pesa affatto.

Magari è la scoperta dell’acqua calda, Lilli, cioè magari molte persone già utilizzano questo metodo, ma io voglio comunque mostrarlo qui sul blog, a favore di chi non lo conosce 🙂  

Si stende la busta di plastica su un tavolo, 

Busta_1.jpg

 

la si piega a metà per il lungo e poi di nuovo a metà sempre per il lungo,

Busta_2.jpg

quindi si comincia dal fondo a piegarla facendo un triangolo, ripiegandolo su se stesso e poi facendo un altro triangolo e poi un altro…fino ad arrivare alla fine della busta stessa…

Busta_3.jpg

e a questo punto si inserisce il lembo finale nell’ultima fessura superiore, ottenendo così un bel triangolo chiuso…

Busta_4.jpg

 

Ti assicuro, Lilli, che ci vuole più a dirlo che a farlo!

Io adesso ho un’unica busta aperta con dentro tutte le altre piegate a triangoli e l’ingombro è minimo 😉 e poi dalle dimensioni del triangolo mi rendo subito conto di che tipo di busta si tratta e prendo quella della misura che mi occorre in quel dato momento.

Grazie, nonna Bianca!

 

Set 29, 2010 - ricordi    7 Comments

Il mitico “Cubo” di Rubik

Cara Lilli,

oggi ero seduta alla scrivania del pc e, mentre pensavo a cosa scrivere in una email ad un’amica, lo sguardo mi è caduto sulla mensola in alto a sinistra della scrivania stessa e più precisamente su un variopinto oggetto dalla forma cubica che conosco fin troppo bene e che mi ricorda la mia adolescenza, per non dire la mia infanzia…

cubo rubik.jpg

E’ proprio lui, il mitico CUBO DI RUBIK!!!

Inventato dal professore di architettura e scultore ungherese  Erno Rubik nel 1974, fu distribuito dalla Ideal Toys nel 1980 e divenne un “cult” in pochissimo tempo. Secondo Wikipedia è il giocattolo più venduto della storia, con circa 300 milioni di pezzi venduti, considerando anche le imitazioni.

Mio fratello lo ebbe in regalo all’inizio degli anni ’80 e ricordo che mi cimentavo anche io in tentativi di risoluzione del rompicapo…ma con scarsi risultati: al massimo nella mia carriera di giocatrice di Cubo ho completato un’unica faccia colorata alla volta 🙁

E pensare che, sempre da fonte Wikipedia, i record mondiali sono:

  • Tempo singolo: 7.08 secondi realizzato da Erik Akkersdijk al Czech Open 2008.
  • Media 3 su 5: 8.52 secondi realizzato da Feliks Zemdegs al New Zealand Champs 2010 con i tempi 9.36 14.11 8.02 8.19 7.94 secondi.

Beh…che posso dire, Lilli….io leggendo questi dati sono stralunata….e stralunata è dir poco!!! Sono allucinata!!!

Mio marito lo ha voluto comprare mesi fa, in memoria dei “tempi andati”, e oggi pomeriggio, come ti dicevo, mi è venuto sott’occhio e ho voluto cimentarmi nuovamente nell’impresa: che vergogna, dopo un sacco di tempo ero ancora a zero e mi sono sentita troppo scoraggiata per continuare… 🙁

Ma forse sono troppo vecchia per queste cose? O solo non ho la mente “scientifica” per approcciare il rompicapo? Boh! Fatto sta che resterò per sempre col desiderio irrealizzato di portare a termine l’impresa…PAZIENZA!!!

Set 22, 2010 - ricordi    19 Comments

La notte dell’addio

Cara Lilli,

eccomi giunta al momento di scrivere il ricordo della notte in cui ho detto addio al mio papà….rimandavo da tempo questo post, ma ora è meglio affrontare l’argomento. Lo farò senza uno “schema” prefissato, così come mi verrà man mano che i miei polpastrelli digiteranno sulla tastiera…

Le telefonate che arrivano di notte spaventano sempre: non ne avevo mai ricevuta una fino a quella notte del 15 novembre 2009, ma diciamo che oramai me lo sentivo che sarebbe giunta presto…specie dopo aver visitato papà in ospedale la sera prima, insieme a mio marito.

Mi è stato chiaro appena l’ho visto che la fine era prossima: non aveva più gli occhi chiusi (come invece accadeva da giorni) ma, anzi, mi fissava con uno sguardo pieno di parole…tutte quelle che non riusciva più a prounciare, emettendo oramai solo un rantolo affannoso e continuo che mi faceva rabbrividire.

L’ho accarezzato a lungo sulla testa, sulle guance, gli ho parlato piano e gli ho tenuto la mano per tutto il tempo. Poi siamo dovuti andare via e gli ho promesso di tornare l’indomani (domenica). Ma uscendo da quella stanza d’ospedale non mi sentivo tranquilla affatto…. avevo un brutto presentimento.

La telefonata, dunque: all’una e quarantacinque mi ha chiamato mio fratello dicendomi che era stato contattato con urgenza dall’ospedale perchè papà era peggiorato tanto da non avere pressocchè più speranze e che ci suggerivano di correre là se volevamo portarlo via, a casa.

Naturalmente lui vivendo ad Avellino poteva arrivarci in 5 minuti, io invece ci ho messo una mezz’ora, con mio marito e con mia figlia che poverina dormiva. E durante il tragitto ecco una seconda telefonata di mio fratello, stavolta dall’ospedale: papà se ne era andato oramai…

Un turbine di sensazioni, le lacrime che non scendono, una strana calma che mi consente di non crollare, di salire dai miei suoceri a lasciare mia figlia e poi proseguire con mio marito a casa di mia madre, dove comunque l’ambulanza stava trasportando papà, con un’assurda messa in scena per farlo sembrare ancora in vita (con addirittura una mascherina d’ossigeno sul viso), necessaria a detta dei medici di turno per consentirci di evitare la camera mortuaria e la triste trafila di un decesso in ospedale.

Sono giunta da mia madre dieci minuti prima dell’ambulanza: ecco salire per le scale i portantini….li sentivo arrivare e contemporaneamente sentivo arrivare anche le lascrime fino ad allora nascoste in fondo al cuore… Papà era avvolto in un lenzuolo, Lilli, e ti giuro non potrò mai dimenticare finchè vivo l’impressione che ho provato vedendolo mentre lo deponevano sul letto, magrissimo, semi nudo: Gesù nel sudario…ecco a cosa ho pensato. Un paragone eccessivo, inimmaginabile, blasfemo forse….ma è esattamente ciò che mi è balenato nella mente in quell’istante. Ed ho pianto.

Ciò che è seguito è il naturale svolgersi delle cose come in ogni evento del genere: sistemare il letto, vestire il defunto… Già: vestire il corpo senza vita di mio padre. MAI avrei creduto di essere in grado di farlo, Lilli, ed invece l’ho fatto e rendo grazie a Dio di avermene dato la forza perchè è un atto di carità e di rispetto che sento di aver reso a chi mi ha generato, cresciuto e soprattutto amato.

Insieme a mia zia (la sorella di papà), mentre mio fratello non si sentiva neppure di entrare nella stanza e mia madre era lì presente ma seduta immobile a pregare, ho iniziato a svolgere quel compito, piangendo silenziosamente tutte le mie lascrime.

Poi, quando ad un tratto non riuscivamo ad andare avanti da sole perchè papà andava sollevato, è arrivato l’aiuto per me più inaspettato e più commovente: mio marito, il mio dolce amore, che è molto sensibile a queste situazioni, il ragazzo che parla poco ma fa gesti concreti, ha finito di vestire con me il mio papà. Questa è stata una delle prove d’amore più grandi che mi ha dato da quando ci conosciamo e io non finirò mai di ringraziarlo.

Alla fine ho guardato quel corpo ricomposto, quel volto pallido, pieno di dignità, ma anche un pò trasfigurato dalla morte: per non crollare mi sono “costretta” a pensare al mio papà, quello “vero”, non quello che era lì esanime su quel letto ….

Ho pensato al papà che mi ha insegnato ad amare la musica classica fin dai miei primi anni di vita, che si fingeva direttore d’orchestra e mi faceva ballare mentre andavano le note dell’overture de “Il signor Bruschino” di Rossini, che fumava la pipa con quel tabacco aromatico che inondava la stanza di un odore che mi piaceva tanto da bambina, che mi teneva per mano quando andavamo in qualche città ricca di monumenti o in un museo (lui, professore di storia dell’arte e pittore) e mi illustrava tutte quelle bellezze, che amava cantare le canzoni classiche napoletane e che, quando sono tornata dal mio viaggio di nozze, mi ha accolto sulla sua sedia a rotelle a braccia aperte e con un sorriso che raramente gli avevo visto sul viso (lui, timido e poco espansivo) esclamando: “Che bella figlia che ho!”…

A quel papà io in realtà non dirò mai addio, Lilli.

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