venerdì, 22 giugno 2012

I venerdì del libro (89°): WILSON TESTAMATTA

Cara Lilli,

ho scritto poco in questi giorni scorsi, il tempo è volato ed è di nuovo venerdì: oggi mi dedico al consueto appuntamento con l'iniziativa letteraria di HomeMadeMamma, poi ti scriverò prossimamente un bel pò di cosette di vario genere che ho fatto e vissuto nell'ultima settimana o poco più.

Intanto, ecco la mia proposta per una buona lettura, stavolta più specificamente una proposta indirizzata ai ragazzi: si tratta di WILSON TESTAMATTA di Mark Twain.

Io l'ho trovato tra i libri "giovanili" di mio marito, quelli che conserva dai tempi della scuola, e mi ha incuriosito: ebbene, mi è piaciuto e sono contenta di aver così approcciato un autore importante come Twain che finora conoscevo solo di fama.

La storia è ambientata nella prima metà dell'800 in una cittadina sulle rive del fiume Mississipi dove vive una comunità di famiglie più o meno benestanti, quasi tutte in possesso di schiavi negri (i quali parlano una lingua tutta loro, fatta di errori di grammaticali ed espressioni curiose e divertenti). E' in questa cittadina che giunge in un giorno d'inverno del 1830 un giovane avvocato in cerca di fortuna, David Wilson, con una ossessiva passione per le impronte digitali, che verrà soprannominato quasi subito "Testamatta" per via di un episodio che lo ha fatto apparire stravagante agli occhi degli abitanti del luogo.

Nelle pagine di questo romanzo si snoda una storia in cui Wilson Testamatta sembra essere per buona parte poco più di una comparsa ma che invece pian piano lo vedrà assumere un ruolo di primaria importanza nell'ultimo atto  di un intrigo assai curioso e ben congegnato che ruota intorno alla figura di Roxanne, una schiava negra che fa di tutto per assicurare al suo figliolo una vita migliore della sua e che col suo agire cambierà il destino di più persone.

E' un testo scritto in modo scorrevole e posso dire che lo consiglierei ai ragazzi delle scuole medie...ma ciò non significa che non possano gradirlo anche i grandi ;-) infatti, come scrivevo all'inizio, a me è piaciuto e mi ha regalato delle ore di svago.

 

<< Il signor David Wilson, giovane di origine scozzese [...] aveva venticinque anni, un'educazione superiore e una laurea in legge conseguita un paio di anni prima presso un'Università dell'Est. [...] Se non fosse stato per una sua infelice osservazione, sarebbe certamente riuscito a fare rapidamente carriera a Dawson's Landing. Ma pronunciò quella frase fatale proprio il girono del so arrivo in città e così fu bollato.>>

 

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venerdì, 27 aprile 2012

I venerdì del libro (82°): IL MULINO DEI DODICI CORVI

Cara Lilli,

oggi, seguendo l'iniziativa di HomeMadeMamma, voglio tornare a parlarti di un genere letterario che amo moltissimo, il fantasy, con un romanzo di Otfried Preussel: IL MULINO DEI DODICI CORVI.

Lo ebbi in dono per Natale nel 1989 da mio fratello (già sai della tradizione per cui lui mi regala un libro ogni Natale, no?) e dopo averlo letteralmente divorato all'epoca non lo avevo più letto fino a qualche tempo fa. Ebbene, rileggerlo a distanza di più di vent'anni è stato davvero bello, Lilli, l'ho come "riscoperto".

La storia, ambientata in Sassonia, è quella di un ragazzo orfano, Krabat, che arriva quasi come per un destino prestabilito in un mulino nella palude di Kosel dove cercano un lavorante. Egli capirà ben presto che non si tratta di un mulino come tutti gli altri, qui accadono cose strane e inspiegabili.

Krabat, insieme ad altri 11 garzoni, vivrà giorni di duro lavoro in un'atmosfera particolare, fino ad arrivare a scoprire che il mulino non è altro che una scuola di magia nera, dove il rude mugnaio insegna "l'arte delle arti" che consente a chi la sa usare di acquisire un potere immenso.

L'amicizia sincera con alcuni degli altri garzoni, il sentimento d'amore nascente per la Kantorka, una ragazza del coro del paese vicino, il rapporto conflittuale col mugnaio-maestro scandiranno il dipanarsi della vicenda, con un Krabat che prenderà sempre più coscienza dell'importanza della libertà e dei sentimenti puri e genuini, al di là di ogni potere e ricchezza materiale.

La classica lotta tra il Bene e il Male, si: come accade spesso anche nei romanzi di Ende, autore che sai amo tanto, tutto ruota intorno a questa contrapposizione. 

Preussel scrive in modo lineare e incisivo, ti fa sentire parte della storia. E infatti nella quarta di copertina si legge: "dopo aver immerso il lettore nella cupa atmosfera della magia usata a scopi malvagi, lo fa riemergere alla luminosità del sentimento".

Un romanzo davvero bello che consiglio non solo ai ragazzi ma anche agli adulti che come me amano perdersi in un mondo un pò fantastico ma comunque in qualche modo specchio della realtà, con insegnamenti e valori senza tempo.

 

 

 <<Quanto più si avvicinava l'inverno, tanto più i giorni e le notti passavano lentamente, almeno così sembrava a Krabat. Dalla metà di novembre aveva spesso la sensazione che il tempo si fosse fermato. Di tanto in tanto, quando non c'era nessuno nelle vicinanze, si assicurava di avere ancora l'anello di capelli che gli aveva regalato la Kantorka. Non appena lo toccava nella tasca interna della sua camicia, sentiva nascere in sè una grande fiducia. "Andrà tutto bene", si diceva allora. "Andrà tutto bene.">>

 

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venerdì, 20 aprile 2012

I venerdì del libro (81°): YOLANDA LA BUGIARDA

Cara Lilli,

eccoci ad un nuovo appuntamento con HomeMadeMamma e quindi con la lettura.

Oggi ti parlo di un libro che mi è molto piaciuto, comprato dalla sottoscritta per l'irrisoria cifra di € 0,60...proprio così! Giuro!! E' edito dalla Giunti, fa parte della collana Astrea Pocket, è stato stampato nel 1999 e conta 316 pagine. Dove l'ho preso? Su Amazon.it c'è una sezione dedicata ai libri in vendita con sconti del 55%: si tratta delle Offerte Remainders, ossia "libri nuovi ma provenienti dalle eccedenze di magazzino o dagli stock di copie invendute dagli editori che potrebbero presentare segni di vecchiaia sulla copertina". Fantastico, no? Il mio acquisto era in buone condizioni, devo dire.

Premesso questo, ti dico che il romanzo in questione è YOLANDA LA BUGIARDA di Julia Alvarez, autrice di origine dominicana, trapiantata negli USA che non avevo mai sentito nominare, nella mia somma ignoranza!

E' un romanzo piuttosto singolare: la protagonista, Yolanda, detta Yo (che guarda un pò è una scrittrice nata nella Repubblica Dominicana e poi trasferitasi negli Stati Uniti con la famiglia, in fuga dal regime dittatoriale) ci viene presentata da più voci narranti. 

Tutto parte dalla pubblicazione di un suo romanzo che manda su tutte le furie i suoi familiari che si riconoscono nei personaggi della storia, esposti alla curiosità e ai commenti della gente.

Come "vendicarsi" di questa parente sfacciata? Ecco che madre, sorelle, cugine, ma poi anche ex fidanzati, amiche, domestici, decidono di dire la loro, di raccontare aneddoti di vario genere su Yolanda, la quale si porta dietro fin da bambina l'etichetta di "bugiarda" perchè ha sempre avuto il pallino di inventarsi storie.

Il risultato è il ritratto di una donna originale, generosa, testarda ma anche sensibile, insicura, con un'irrequitezza interiore che viene a galla periodicamente.

Il capitolo più bello per me è stato quello finale, in cui Yolanda viene "raccontata" da suo padre, che è la persona che si mostra forse più comprensiva e più vicina con l'animo alla figlia, dandole una sorta di benedizione che sembra riabilitare, ovemai ce ne fosse bisogno, la figura di questa donna così particolare.

Questo romanzo l'ho letto senza fretta, in alcuni giorni, gustandomi uno ad uno i vari capitoli che hanno il pregio di essere collegati tra loro da un filo conduttore (Yo) e allo stesso tempo sono anche un pò racconti "finiti", sono storie nella storia insomma.

 

 

 <<Di tutte le mie figlie, quella che ho sempre sentito più vicina è Yo. Mia moglie dice che è perchè siamo molto simili, e quando lo dic esi piccha il pugno sulla testa. Ma non è per questo che io mi sento più vicino a Yo. Lei mi guarda, e so che mi può vedere indietro nel tempo, da quando ero un ragazzino in pantaloni corti e alzavo la mano in quella scuola fatta di legno di palma. [...] Perchè ho avuto la grazia - e a volte la disgrazia - di avere una bambina che capisce i segreti che serbo in fondo al cuore. Non dovrei dire più bambina, perchè è una donna adulta che comincia già a preparasi. Adesso quando mi guarda riesce a vedere la buca scavata di fresco nel cimitero di montagna vicino al villaggio dove sono nato, il baluginio del fiume fra gli alberi.>>

 

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venerdì, 13 aprile 2012

I venerdi' del libro (80°): IL GUSTO PROIBITO DELLA CANNELLA

Cara Lilli,

la giornata del venerdì, si sa, sul mio blog come su tanti altri è quella dedicata alla lettura e ai libri, grazie all'iniziativa lanciata da HomeMadeMamma.

E allora eccomi a parlarti di un romanzo letto da poco, IL GUSTO PROIBITO DELLA CANNELLA - Segreti e bugie di madri e figlie, di una scrittrice, Monica Pradhan, figlia di immigrati indiani negli Stati Uniti.

Come un pò mi è capitato per Le amiche del venerdì sera di Kate Jacobs, questo libro mi è piaciuto per lo stile moderno, diretto, scorrevole e per degli spunti interessanti nella storia, narrata tra l'altro nel caso della Pradhan in modo originale perchè i vari capitoli sono scritti in prima persona come se a raccontare fossero, alternandosi, le varie protagoniste.

E le protagoniste sono sei donne, tre madri e tre figlie (le prime immigrate indiane negli Stati Uniti, le seconde nate e cresciute in America) legate tra loro da vincoli di amicizia.

Ma, sempre come per il romanzo della Jacobs, questo libro mi ha leggermente deluso perchè mi aspettavo forse un pò di più date le premesse. Non che pensassi ad un capolavoro, però forse ho trovato un pò scontate alcune vicende e questo quindi ha fatto a tratti perdere mordente alla storia. Ma nel complesso è stata una lettura piacevole, che mi ha impegnato per alcune giornate (o meglio, per alcune ore di alcune giornate!!) svagandomi e mi ha fatto conoscere anche qualche tradizione indiana, perfino culinaria.

E questa è una nota positiva del libro, Lilli: ci sono alla fine di ogni capitolo delle ricette indiane molto stuzzicanti! Carina come idea, no?

Ti riporto ciò che è scritto sulla quarta di copertina:

"Da decenni sono inseparabili. Fiere delle loro origini, cucinano piatti tradizionali, amano la lingua, i cibi, i profumi indiani. Compilano lunghi ricettari da tramandare alle nuove generazioni e con coraggio e caparbietà difendono il loro mondo. La memoria per loro sa di curry e cannella. Ma le figlie di queste donne decise e appassionate non ne possono più: nel circolo Hindi-Bindi – così le ragazze chiamano l’affiatato gruppo delle madri – non entreranno mai. Preity, Kiran e Rani si sentono e sono americane fino in fondo: combattono le antiche convinzioni per affermare le proprie, provano a dimenticare i colori e i suoni dell’India per cercarne di nuovi. Ma il legame tra una madre e una figlia non si può recidere, il gusto e il sapore di quella terra non si possono cancellare. Dopo aver fatto le proprie scelte e aver vissuto delusioni e successi, le figlie dovranno affrontare il passato per vivere un nuovo presente. Cercando come le madri di proteggere i propri sogni e di continuare ad avere un cuore pieno d’amore."

Questa è una di quelle storie che si prestano secondo me ad essere trasposte in un film.

 

 

Trascrivo qui una delle ricette indiane del libro, scelta tra le più corte perchè se no ci impiegavo una vita a copiarla ;-)

KOSHIMBIR DI POMODORI

Ingredienti per 4 porzioni:

- 2 tazze di pomodoro a dadini

- 1 tazza di cipolla gialla tritata

- 3/4 di tazza di coriandolo fresco, tritato e diviso in 1/2 e 1/4

- 1/4 di tazza di panna acida o yogurt bianco

- 2 cucchiaini di zucchero

- 1/2 cucchiaino di sale

Mettere tutti gli ingredienti in una scodella, eccetto 1/4 di tazza di coriandolo fresco. Mescolate bene.

Si può servire subito o far raffreddare per un'ora.

Prima di servire guarnire con il coriandolo fresco rimasto.

 

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venerdì, 23 marzo 2012

I venerdì del libro (77°): TRIPLO

Cara Lilli,

riecco la rubrica del venerdì con cui seguo la scia di HomeMadeMamma. Stavolta ti propongo una lettura thriller fatta il mese scorso: TRIPLO di Ken Follet.

E' stato per me il secondo libro di questo stimato autore, dopo L'uomo di Pietroburgo. Il protagonista è un agente segreto israeliano alle prese con una missione quasi impossibile e la storia è ambientata nel 1968. 

Devo essere sincera? Dopo un inizio che mi ha intrigato abbastanza, c'è stato un momento in cui ho temuto di annoiarmi. Eh si...mi sono un pò persa tra le vicende politiche, tra i nomi dei vari servizi segreti e degli agenti, tra i meccanismi che mi sembravano lenti e a tratti poco chiari.

Poi però c'è stata una svolta: nell'intreccio politico-militare si è inserito l'elemento "storia d'amore". Detto così potrebbe sembrare banale, potrebbe far pensare ad uno svilimento del genere thriller, ridotto a romanzo rosa. Ma ti assicuro che l'innesto sentimentale è stato fatto in modo originale e coinvolgente e non ha tolto nulla, anzi semmai ha aggiunto vigore e suspance alla vicenda principale.

Vicenda principale che vede il suddetto protagonista, Nat Dickstein (ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti) organizzare un furto di uranio per impedire che l'Egitto, supportato dall'Unione Sovietica, appronti un arsenale di ordigni nucleari che potrebbe condurre Israele ad una fine prematura.

Lottando contro KGB, servizi segreti egiziani e Fedayn (terroristi palestinesi), Dickstein si districa tra mille difficoltà e trova l'amore di una giovane donna per metà inglese e per metà araba che lo metterà in crisi e che sarà una delle sue armi vincenti.

Non posso dire altro...se no toglierei ogni gusto a chi volesse leggere questo romanzo che, dopo il breve momento di "stasi", mi ha tenuta incollata alle pagine degli ultimi capitoli.

<<Ci fu una volta, soltanto una volta, in cui si trovarono tutti insieme. Si incontrarono molti anni fa, quando erano molto giovani, prima che tutto questo accadesse; ma l'ombra di quell'incontro si proiettò ben oltre attraverso gli anni. Accadde la prima domenica di novembre del 1947, per essere precisi; e ciascuno di loro incontrò tutti gli altri - anzi per pochi minuti si trovarono tutti in una stanza.>>

 

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venerdì, 09 marzo 2012

I venerdì del libro (75°): UNA DONNA

Cara Lilli,

per l'appuntamento consuetudinario con la lettura nato da un'idea di HomeMadeMamma oggi ti propongo un libro "datato", in senso di pubblicato tanto tempo fa (nel 1906), ma che risulta essere ancora attuale: UNA DONNA, romanzo autobiografico di Sibilla Aleramo (pseudonimo di Rina Faccio).

Scorrendo quelle pagine in cui è descritta la fanciullezza, l'adolescenza, la giovinezza di una donna a cavallo tra XIX e XX secolo non si può non sentirsi coinvolti, anche se chi legge sta vivendo un secolo più avanti.

E' una cosa curiosa questa, perchè in realtà c'è la presenza di termini magari un pò desueti, si descrivono abitudini e scenari che oggi sono in parte cambiati, eppure la condizione della protagonista, narratrice in prima persona della propria storia, ce la fa sentire incredibilmente vicina. 

Dapprima bambinetta e ragazzina privilegiata dall'essere figlia di un ex professore poi uomo d'affari che l'ha portata addirittura a fare un'esperienza di lavoro con lui nell'azienda che dirige, con un grado superiore a tanti uomini, operai e non solo; poi ragazza che come la maggioranza deve piegarsi all'autorità maschile, sposarsi giovanissima e subire maltrattamenti tanto fisici quanto psicologici da parte del marito in primis, ma anche dell'ambiente tutto in cui si trova catapultata; e poi ancor giovane ma matura donna segnata dalla vita, con la voglia di affermare la propria libertà e dignità, le proprie idee e con una scelta difficilissima da fare che le costerà quanto di più caro abbia mai avuto.

Non a caso parlo di questo libro della Aleramo, uno dei primi testi femministi apparsi in Italia, il giorno dopo l'8 marzo, festa della donna. Io non amo festeggiare, almeno non come lo si fa oggi, questa data e l'ho ampiamente spiegato in un vecchio post. Mi piace, invece, conoscere cosa accadeva tanti anni fa, come viveva una giovane donna intelligente, con uno spirito anticonformista e combattivo, tenuto a tratti sedato dall'ignoranza imperante, quella vera, della mente e dell'anima... uno spirito che è stato allo stesso tempo il suo tormento, la causa di tante sofferenze, ma anche la sua salvezza.

Io non sono quello che si può dire una femminista, anche perchè non amo gli estremismi di alcun genere, ma questo libro mi ha colpito e mi ha emozionato. E' una lettura che lascia senza dubbio l'amaro in bocca, ma anche uno spiraglio di speranza. E la speranza è che ciò che è accaduto in passato e che per certi versi accade ancora oggi possa esserci di insegnamento e possa darci spunti di riflessione. Perchè l'essere donna a quanto pare non è mai stato facile.  

 

 <<Avevo dato l'addio alla vita semplicemente, fermamente, benchè in un'ora di smarrimento, come ubbidendo a un comando venuto da lungi più che alla necessità imperiosa dell'istante. La mia esistenza doveva finire in quel punto: la donna che io ero stata fino a quella notte doveva morire. [...] Un ciclo si chiudeva, l'ordine si ristabiliva.[...] Da un'altra sponda...Come nel punto di darmi la morte, io considerai il  mondo e me stessa con occhi affatto nuovi, rinascendo.>>

 

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venerdì, 02 marzo 2012

I venerdì del libro (74°): LA VERITA' DEL SERPENTE

Cara Lilli,

partecipo anche questo venerdì all'iniziativa di HomeMadeMamma e lo faccio con un romanzo letto insieme al Gruppo di lettura Marsilio creato appositamente per commentarlo. Parlo de "LA VERITA' DEL SERPENTE" di Gianni Farinetti, autore italiano che io non conoscevo e che ha anche partecipato attivamente all'iniziativa della Marsilio, lasciando un commento alla prima tappa e rispondendo ad alcune domande nel post della quarta tappa.

Dunque, riassumendo un pò i commenti lasciati da me alle varie tappe di lettura (trovate i post sul blog Marsilio qui, qui, qui e qui) posso dire innanzitutto che il libro mi è piaciuto, l'ho trovato più che discreto.

Se chi lo volesse leggere cerca l'incalzare degli avvenimenti, i colpi di scena a ripetizione, i ritmi mozzafiato dei thriller o di altri gialli movimentati è meglio che ci rinunci. "La verità del serpente" è un romanzo piuttosto lento, un pò riflessivo direi, che si svolge a Venezia, città unica nel suo genere.

In effetti tutta la prima parte (Il male si insinua) è una sorta di “introduzione”, magari un pò lunga, dettagliata, che si sofferma sulla descrizione dei luoghi, delle persone, vedendole in particolari atteggiamenti, descrivendone sfumature, che là per là possono sembrare quasi inutili ai fini della storia “gialla” ma che invece secondo me aiutano il lettore a sentirsi parte dello scenario e a guardare i personaggi da vicino, come se li si conoscesse di persona.

Mi è piaciuto lo stile di Farinetti a tratti colloquiale, certamente diretto, moderno, senza fronzoli. E ho apprezzato appunto il suo introdurre pian piano il lettore nella storia, allacciando man mano fili che  andranno a tessere la tela del giallo vero e proprio.

Passando finalmente ai personaggi, cito subito Sebastiano Guarienti, uno sceneggiatore già presente in altre opere di Farinetti, che arriva a Venezia per partecipare al Festival del Cinema: è un pò fuori dall’ordinario come protagonista di gialli forse, ma questo lo rende ancora più interessante. 

E poi troviamo due anziane sorelle torinesi, un'elegante signora milanese e un eccentrico svizzero con amichetta al seguito, una simpatica ragazza di buona famiglia, una cuoca tanto brava quanto brontolona, il compagno di Sebastiano (che pur apparendo meno di altri personaggi è tratteggiato secondo me molto bene e ha anche un ruolo importante ai fini della storia, insinuando per primo che le cose potrebbero non essere andate come sembra), un paio di giovanotti, un giardiniere/guardiano taciturno...

Insomma, un bell'assortimento di varia umanità, in mezzo a cui si insinua, strisciante come un serpente, la malvagità subdola che si rivela in toto nelle ultime pagine.

Venezia la fa da padrona, questo è certo: come e più ancora di quanto ho detto nello scorso venerdì del libro a proposito di Barcellona nel romanzo "Marina", la splendida città lagunare non è uno sfondo bensì un vero e proprio personaggio di questo giallo, che per come è scritto si presta secondo me moltissimo ad essere la sceneggiatura per un bel film o una fiction.

 

 

 

<<Venezia brilla pallida laggiù. Sembra lo spettro di una vecchia donna avvilita, che fa fatica a prendere sonno.

Eppure il male, anche nella quiete di questa casa immersa nell'abbraccio di un rassicurante giardino, nelle preziose tappezzerie delle molte stanze, anche nella cucina ora buia e ordinata, il male si è insinuato. E non ha un volto ghignante, pauroso, piuttosto sembra riflettere, celato, la tranquillità un pò termale della casa, il suoincanto da vecchia villeggiatura. Ma una nuvola, questa si minacciosa, fatale, incombe sugli ospiti. Ignari.>>

 

 

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venerdì, 24 febbraio 2012

I venerdì del libro (73°): MARINA

Cara Lilli,

venerdì scorso ho saltato per motivi di poco tempo a disposizione la mia partecipazione all'iniziativa promossa da HomeMadeMamma, ma riprendo subito oggi con una proposta interessante: "MARINA" di Carlos Ruiz Zafon, che ho da poco finito di leggere insieme al Gruppo di Lettura Bryce's House.

E' stato il mio primo approccio a Zafon e ne sono rimasta positivamente colpita, tanto che leggerò certamente altre sue opere.

Innanzitutto devo dire che ho riscontrato una somiglianza del suo stile con quello di Michael Ende (anche qui, si...lo so, sarò ripetitiva ma in effetti amo moltissimo questo genere e questo stile, lo avrai capito!!).

Il protagonista è un adolescente, Oscar, che studia in un collegio a Barcellona e che in modo rocambolesco e un pò surreale fa la conoscenza di Marina, una sua coetanea, che vive in una vecchia casa dall'aspetto alquanto inquietante con suo padre German, un ex pittore.

Il personaggio di Marina, questa ragazza fuori dal comune, che vive in modo fuori dal comune e aggiungerei anche quasi fuori dal tempo, non può non affascinare. Quindi mi metto nei panni di Oscar e comprendo perchè lui si senta attirato da lei, dalla sua casa così particolare e anche da suo padre così "fossilizzato" nel passato.

La storia consiste in un intreccio di misteri che si accalcano intorno al nostro Oscar: da un lato il ragazzo deve districarsi insieme a Marina nella risoluzione di un vecchio caso poliziesco legato ad un uomo di nome Kolvenik, un geniale inventore di protesi meccaniche (braccia, gambe, mani), tra mille pericoli alcuni dei quali non hanno volto e sono quasi incredibili; dall'altro lato però è proprio la sua Marina a rappresentare un punto interrogativo, perchè Oscar deve comunque ancora scoprire cosa davvero succede nella casa dei suoi nuovi amici, cosa si cela dietro le stranezze  della loro famiglia.

Barcellona più che un mero sfondo è co-protagonista della storia in qualche modo: dai tratti gotici, descritta quasi come una persona, "vissuta"...senz'altro amata da Zafon, lo si comprende benissimo.

Ho apprezzato molto che la voce narrante sia quella del protagonista, Oscar, che rivive per il lettore le vicende 15 anni dopo il loro accadimento: questa scelta dà modo, a parer mio, di sentirsi più coinvolti nella storia.

E la storia in definitiva è avvincente, ma anche pervasa da un dolore di fondo e da una vena di triste malinconia che ha lasciato un segno nel mio animo già incline alla nostalgia cronica.

Un unico "appunto" (dettato dal mio gusto personale) che faccio all'autore è che la narrazione in alcuni tratti ha dei risvolti un pò troppo horror, con minuziosità di particolari che magari avrei preferito non fossero presenti... Fifona come sono, se invece di un libro si fosse trattato di un film, avrei tenuto gli occhi chiusi in quelle scene cruente, lo confesso!!

 

 

Marina

 

Dal prologo: 

<<Non sapevo ancora che, prima o poi, l'oceano del tempo ci restituisce i ricordi che vi seppelliamo. [...] Tutti custodiamo un segreto chiuso a chiave nella soffitta dell'anima. Questo è il mio.>>

 

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venerdì, 27 gennaio 2012

I venerdì del libro (70°, ex 47°):L'amico ritrovato

Cara Lilli,

oggi è "Il Giorno della Memoria" affinchè nessuno dimentichi gli orrori della Shoah.

 

Approfitto della coincidenza con la rubrica del venerdì del libro di HomeMadeMamma per riproporre una lettura di cui ho già parlato nel luglio dello scorso anno e che ho giudicato il più bel libro letto da me nel 2011.

(copio e incollo il post che scrissi allora, 7 luglio 2011)

 

[ Cara Lilli,

per seguire il "venerdì del libro" di Paola del blog HomeMadeMamma (nonostante adesso Paoletta sia in vacanza in Sardegna, beata lei!!) questa settimana ho pensato di proporti un breve romanzo che ho letto lo scorso week-end: L'AMICO RITROVATO  di Fred Uhlman.

Un romanzo breve, come dicevo, ma intenso.

Lo conoscevo di nome e ce l'avevo in libreria da quando mi sono sposata, perchè era di mio marito, dunque lo ha portato lui "in dote" ;-) ma non mi ero mai decisa a leggerlo.


Ora mi sento di consigliarlo a tutti, mi è piaciuto tantissimo! Uhlman ha trattato il dramma del nazismo e delle persecuzioni contro gli ebrei in modo differente dai soliti romanzi storici e tragici: il suo è un racconto che narra la Storia con la esse maiusciola non dirattamente, bensì attraverso la storia di due ragazzi...in modo sobrio, poco cruento, ma non per questo meno incisivo e struggente.

La vicenda di questi due amici, l'uno ebreo (il narratore della storia) e l'altro "ariano", che vedono le loro strade separarsi a causa della loro differente estrazione e del periodo storico in cui si trovano a vivere, mi ha davvero colpito e coinvolto. E il capitolo finale, anzi proprio l'ultimo rigo del libro,  col "ritrovamento" di quell'amicizia e col riscatto di un ricordo che era stato per 30 anni offuscato dal rimpianto e dal dolore, mi ha dato un senso di libertà e di pace...

Merita di essere letto, Lilli.

 

 

<<Fino  a quel momento era riuscito a non perdere la calma, ma tutt'a un tratto, travolto dall'emozione, gridò: "Non guardarmi con quegli occhi da cane ferito! Non sono responsabile di quello che pensano i miei genitori. Oppure credi che sia colpa mia? Vuoi forse accusarmi di tutti i mali del mondo? Non ti sembra che sia arrivato il momento di crescere, di smetterla di sognare e di affrontare la realtà?">> ]

 

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venerdì, 20 gennaio 2012

Marsilio Editori: Gruppo di Lettura "La verità del serpente"

Cara Lilli,

oggi è proprio una giornata dedicata ai libri! Dopo aver scritto il mio abituale post per la rubrica "I venerdì del libro", torno a parlarti di lettura segnalando una cosa interessante davvero: ricordi l'iniziativa "Blogger a voi la parola" lanciata dalla Marsilio Editori? Ebbene, adesso la stessa casa editrice lancia una nuova "avventura", ossia un gruppo virtuale che condividerà la lettura del romanzo giallo "LA VERITA' DEL SERPENTE" di Gianni Farinetti.

Chi avesse voglia di partecipare può senza altri indugi andare a leggere tutte le indicazioni del caso direttamente sul blog della Marsilio. Bisogna affrettarsi perchè il tutto prenderà il via ufficialmente il 1° febbraio prossimo.

Io, va senza dirlo, aderirò all'iniziativa! La trama di questo giallo mi ispira, non conoscevo questo autore italiano e quindi sono doppiamente curiosa e felice di partecipare :-)

 

PS: un'anteprima del libro in questione si può  scaricare liberamente QUI