venerdì, 18 maggio 2012
I venerdì del libro (85°): IL DELITTO DI COMPARE BONIFACE
Cara Lilli,
pochi giorni fa mio marito ha fatto un ordine su Amazon, io a mia volta ho messo in lista alcuni libri economici ma interessanti (di cui ti parlerò man mano che li avrò letti!) e poi ho scoperto che il suddetto maritino aveva aggiunto all'ultimo momento un altro titolo, dovendo arrontondare la cifra totale per godere di uno sconto o qualcosa del genere.
La scelta l'ha fatta da solo cercando tra i Remainders che costassero circa un euro (io dormivo già quando ha completato l'ordine).
E così mi sono trovata ad avere un piccolo libretto del famoso Guy de Maupassant, IL DELITTO DI COMPARE BONIFACE. L'ho letto subito e te ne parlo oggi per partecipare all'iniziativa di HomeMadeMamma.
Mio marito in verità lo ha scelto in fretta e furia semplicemente perchè il titolo gli sembrava quello di un giallo (genere che lui sa che mi piace molto) ma se avesse fatto una minima ricerca avrebbe scoperto che si tratta in realtà di una raccolta di 9 brevi racconti che sono accomunati dall'avere ad oggetto situazioni un pò piccantine.
Le pagine di ogni storia scorrono veloci. Lo stile è lieve e piacevole, lasciando spazio a dei sorrisi, in alcuni racconti (come "La serra" o "Il delitto di compare Boniface") ma passa a toni più mesti e drammatici in altri (come "I Baffi" o "Il letto 29") fino ai toni più cupi che narrano la tragicità della follia in "La Chioma".
La capacità di catturare l'attenzione del lettore è certo una nota a favore di questo libretto, che a me è piaciuto proprio perchè Maupassant ha saputo creare figure ben delineate e situazioni originali senza scadere nella volgarità gratuita e per di più nello spazio di poche pagine (spesso non più di 8).
Insomma: lo consiglio per un'ora di lettura un pò insolita.
Dal racconto I BAFFI:
<<Oh! mia cara Lucie, non lasciarti mai baciare da un uomo senza baffi. I suoi baci non hanno nessun gusto, nessuno, nessuno! Non c'è più il fascino, la morbidezza e il sapore, si, il sapore di un vero bacio. Sono i baffi a renderlo piacevole.>>
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venerdì, 11 maggio 2012
I venerdì del libro (84°): LA MIA FAMIGLIA E ALTRI ANIMALI
Cara Lilli,
seguo volentieri anche questo venerdì HomeMadeMamma e lo faccio segnalando un libro che in realtà già è stato proposto nell'ambito di questa iniziativa, tanto è vero che io l'ho acquistato proprio dopo aver letto la recensione entusiasta di Tamara (seguita dopo un pò da un'altra recensione positiva di Aliceland): si tratta di LA MIA FAMIGLIA E ALTRI ANIMALI di Gerald Durrell.
E' un testo che mi è piaciuto tantissimo e che narra la storia vera della famiglia Durrell negli anni trascorsi sull'isola greca di Corfù, quando Gerald era solo un ragazzino. Un ragazzino vivace e curioso, amante già a quell'età della natura e degli animali in modo spasmodico, tanto che da adulto è diventato un importante zoologo.
La particolarità del libro non sta tanto nelle parentesi sulla fauna locale (a volte un tantino troppo dettagliate per chi non è particolarmente appassionato), quanto nel modo in cui tutto viene raccontato e soprattutto nella bizzarra natura dei componenti della famiglia Durrell (madre e 4 figli: Larry, Leslie, Margo e Gerald) e dei personaggi che ruotano intorno a loro durante la permanenza a Corfù.
L'autore fa sfoggio di una vena umoristica notevole, il libro a tratti è esilarante, con siparietti degni quasi del miglior Jerome K. Jerome di Tre uomini in barca (che sai io amo alla follia!).
Un libro che nel complesso fa dunque sorridere e divertire, ma anche un pò sognare.
Un libro che dipinge un quadro bucolico e interessante di come era Corfù negli Anni '30 e che fa innamorare di quei tramonti sul mare cristallino, di quelle colline con i vigneti, di quelle case colorate (i Durrell abitarono in tre ville diverse: una color rosa fragola, una color giallo narciso e l'altra color bianco neve).
L'ho letto in pochissimi giorni e mi sono ritrovata ad affezionarmi ai protagonisti, a ripensare a loro anche quando non leggevo, segno inequivocabile del mio alto indice di gradimento.

Dalla prefazione dell'autore:
«Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro».
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venerdì, 04 maggio 2012
I venerdì del libro (83°): IL DANDY DELLA REGGENZA
Cara Lilli,
oggi arrivo un po’ tardi a postare per il consueto appuntamento del venerdì con l’iniziativa di HomeMadeMamma, ho poco tempo e ci si è messo pure Myblog a darmi problemi di registrazione…ma almeno brevemente ti voglio parlare del libro che ho letto nel mese di Aprile con il Gruppo di Lettura Bryce’s House: IL DANDY DELLA REGGENZA di Georgette Heyer.
Dopo aver letto già quasi tutti i romanzi di Jane Austen sempre col GdL (manca solo Persuasione e lo stiamo leggendo adesso), è arrivato questo romanzo di un’autrice del Novecento che non conoscevo affatto e che certo ricalca le storie della sua collega più celebre, tanto è vero che è ambientato nell'Inghilterra dell'Ottocento.
Della Austen poi ti parlerò più in là con un post dedicato a lei, mentre ora per ciò che concerne Il Dandy della Reggenza mi rifaccio a quanto ho scritto nel commentarlo sul blog del GdL: il libro parla di due giovani, Judith e Peregrine Taverner, che alla morte del padre scoprono dal testamento di essere stati affidati alla tutela di Lord Worth, un personaggio che si rivelerà ben diverso da come i due giovani in questione si sono figurati. Questo porterà ad un cambiamento delle loro abitudini e del loro stile di vita…
Ho gradito abbastanza la venatura "gialla" nelle tinte rosa della storia, con gli intrecci che si sono creati è stato abbastanza facile leggere il libro, i personaggi sono risultati piuttosto ben delineati anche se un po’ scontati a mio avviso. In definitiva non posso dire che questo tipo di romanzo sia proprio il mio genere, c'è sempre un "non so che" che mi lascia un pò scontenta, non pienamente soddisfatta. Sarà lo stile un pò antico, sarà il genere di mondo di cui si parla...non so.
Però questo non toglie nulla al fatto che grazie al Gruppo di Lettura sto ampliando le mie conoscenze letterarie ed è un'ottima cosa!
<< Era una bella e giovane donna, la signorina Taverner, di statura superiore alla media, abituata negli ultimi quattro anni a sentirsi definire una fanciulla di notevole bellezza; ma lei non ammirava affatto la propria bellezza, di un genere che era propensa a tenere in spregio. Avrebbe voluto avere i capelli neri: le pareva che il colore dorato dei suoi riccioli fosse insipido, ed era una fortuna che avesse almeno le ciglia e le sopracciglia scure, mentre gli occhi, di un azzurro stupefacente (come una bambola di cera, aveva detto una volta a suo fratello), avevano uno sguardo diretto e pieno di vita che dava carattere a tutto il viso. A prima vista, la si poteva giudicare una bambola di porcellana, ma un'occhiata più attenta non avrebbe potuto non notare l'intelligenza dello sguardo e la piega risoluta delle labbra.>>
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venerdì, 27 aprile 2012
I venerdì del libro (82°): IL MULINO DEI DODICI CORVI
Cara Lilli,
oggi, seguendo l'iniziativa di HomeMadeMamma, voglio tornare a parlarti di un genere letterario che amo moltissimo, il fantasy, con un romanzo di Otfried Preussel: IL MULINO DEI DODICI CORVI.
Lo ebbi in dono per Natale nel 1989 da mio fratello (già sai della tradizione per cui lui mi regala un libro ogni Natale, no?) e dopo averlo letteralmente divorato all'epoca non lo avevo più letto fino a qualche tempo fa. Ebbene, rileggerlo a distanza di più di vent'anni è stato davvero bello, Lilli, l'ho come "riscoperto".
La storia, ambientata in Sassonia, è quella di un ragazzo orfano, Krabat, che arriva quasi come per un destino prestabilito in un mulino nella palude di Kosel dove cercano un lavorante. Egli capirà ben presto che non si tratta di un mulino come tutti gli altri, qui accadono cose strane e inspiegabili.
Krabat, insieme ad altri 11 garzoni, vivrà giorni di duro lavoro in un'atmosfera particolare, fino ad arrivare a scoprire che il mulino non è altro che una scuola di magia nera, dove il rude mugnaio insegna "l'arte delle arti" che consente a chi la sa usare di acquisire un potere immenso.
L'amicizia sincera con alcuni degli altri garzoni, il sentimento d'amore nascente per la Kantorka, una ragazza del coro del paese vicino, il rapporto conflittuale col mugnaio-maestro scandiranno il dipanarsi della vicenda, con un Krabat che prenderà sempre più coscienza dell'importanza della libertà e dei sentimenti puri e genuini, al di là di ogni potere e ricchezza materiale.
La classica lotta tra il Bene e il Male, si: come accade spesso anche nei romanzi di Ende, autore che sai amo tanto, tutto ruota intorno a questa contrapposizione.
Preussel scrive in modo lineare e incisivo, ti fa sentire parte della storia. E infatti nella quarta di copertina si legge: "dopo aver immerso il lettore nella cupa atmosfera della magia usata a scopi malvagi, lo fa riemergere alla luminosità del sentimento".
Un romanzo davvero bello che consiglio non solo ai ragazzi ma anche agli adulti che come me amano perdersi in un mondo un pò fantastico ma comunque in qualche modo specchio della realtà, con insegnamenti e valori senza tempo.
<<Quanto più si avvicinava l'inverno, tanto più i giorni e le notti passavano lentamente, almeno così sembrava a Krabat. Dalla metà di novembre aveva spesso la sensazione che il tempo si fosse fermato. Di tanto in tanto, quando non c'era nessuno nelle vicinanze, si assicurava di avere ancora l'anello di capelli che gli aveva regalato la Kantorka. Non appena lo toccava nella tasca interna della sua camicia, sentiva nascere in sè una grande fiducia. "Andrà tutto bene", si diceva allora. "Andrà tutto bene.">>
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venerdì, 20 aprile 2012
I venerdì del libro (81°): YOLANDA LA BUGIARDA
Cara Lilli,
eccoci ad un nuovo appuntamento con HomeMadeMamma e quindi con la lettura.
Oggi ti parlo di un libro che mi è molto piaciuto, comprato dalla sottoscritta per l'irrisoria cifra di € 0,60...proprio così! Giuro!! E' edito dalla Giunti, fa parte della collana Astrea Pocket, è stato stampato nel 1999 e conta 316 pagine. Dove l'ho preso? Su Amazon.it c'è una sezione dedicata ai libri in vendita con sconti del 55%: si tratta delle Offerte Remainders, ossia "libri nuovi ma provenienti dalle eccedenze di magazzino o dagli stock di copie invendute dagli editori che potrebbero presentare segni di vecchiaia sulla copertina". Fantastico, no? Il mio acquisto era in buone condizioni, devo dire.
Premesso questo, ti dico che il romanzo in questione è YOLANDA LA BUGIARDA di Julia Alvarez, autrice di origine dominicana, trapiantata negli USA che non avevo mai sentito nominare, nella mia somma ignoranza!
E' un romanzo piuttosto singolare: la protagonista, Yolanda, detta Yo (che guarda un pò è una scrittrice nata nella Repubblica Dominicana e poi trasferitasi negli Stati Uniti con la famiglia, in fuga dal regime dittatoriale) ci viene presentata da più voci narranti.
Tutto parte dalla pubblicazione di un suo romanzo che manda su tutte le furie i suoi familiari che si riconoscono nei personaggi della storia, esposti alla curiosità e ai commenti della gente.
Come "vendicarsi" di questa parente sfacciata? Ecco che madre, sorelle, cugine, ma poi anche ex fidanzati, amiche, domestici, decidono di dire la loro, di raccontare aneddoti di vario genere su Yolanda, la quale si porta dietro fin da bambina l'etichetta di "bugiarda" perchè ha sempre avuto il pallino di inventarsi storie.
Il risultato è il ritratto di una donna originale, generosa, testarda ma anche sensibile, insicura, con un'irrequitezza interiore che viene a galla periodicamente.
Il capitolo più bello per me è stato quello finale, in cui Yolanda viene "raccontata" da suo padre, che è la persona che si mostra forse più comprensiva e più vicina con l'animo alla figlia, dandole una sorta di benedizione che sembra riabilitare, ovemai ce ne fosse bisogno, la figura di questa donna così particolare.
Questo romanzo l'ho letto senza fretta, in alcuni giorni, gustandomi uno ad uno i vari capitoli che hanno il pregio di essere collegati tra loro da un filo conduttore (Yo) e allo stesso tempo sono anche un pò racconti "finiti", sono storie nella storia insomma.
<<Di tutte le mie figlie, quella che ho sempre sentito più vicina è Yo. Mia moglie dice che è perchè siamo molto simili, e quando lo dic esi piccha il pugno sulla testa. Ma non è per questo che io mi sento più vicino a Yo. Lei mi guarda, e so che mi può vedere indietro nel tempo, da quando ero un ragazzino in pantaloni corti e alzavo la mano in quella scuola fatta di legno di palma. [...] Perchè ho avuto la grazia - e a volte la disgrazia - di avere una bambina che capisce i segreti che serbo in fondo al cuore. Non dovrei dire più bambina, perchè è una donna adulta che comincia già a preparasi. Adesso quando mi guarda riesce a vedere la buca scavata di fresco nel cimitero di montagna vicino al villaggio dove sono nato, il baluginio del fiume fra gli alberi.>>
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venerdì, 13 aprile 2012
I venerdi' del libro (80°): IL GUSTO PROIBITO DELLA CANNELLA
Cara Lilli,
la giornata del venerdì, si sa, sul mio blog come su tanti altri è quella dedicata alla lettura e ai libri, grazie all'iniziativa lanciata da HomeMadeMamma.
E allora eccomi a parlarti di un romanzo letto da poco, IL GUSTO PROIBITO DELLA CANNELLA - Segreti e bugie di madri e figlie, di una scrittrice, Monica Pradhan, figlia di immigrati indiani negli Stati Uniti.
Come un pò mi è capitato per Le amiche del venerdì sera di Kate Jacobs, questo libro mi è piaciuto per lo stile moderno, diretto, scorrevole e per degli spunti interessanti nella storia, narrata tra l'altro nel caso della Pradhan in modo originale perchè i vari capitoli sono scritti in prima persona come se a raccontare fossero, alternandosi, le varie protagoniste.
E le protagoniste sono sei donne, tre madri e tre figlie (le prime immigrate indiane negli Stati Uniti, le seconde nate e cresciute in America) legate tra loro da vincoli di amicizia.
Ma, sempre come per il romanzo della Jacobs, questo libro mi ha leggermente deluso perchè mi aspettavo forse un pò di più date le premesse. Non che pensassi ad un capolavoro, però forse ho trovato un pò scontate alcune vicende e questo quindi ha fatto a tratti perdere mordente alla storia. Ma nel complesso è stata una lettura piacevole, che mi ha impegnato per alcune giornate (o meglio, per alcune ore di alcune giornate!!) svagandomi e mi ha fatto conoscere anche qualche tradizione indiana, perfino culinaria.
E questa è una nota positiva del libro, Lilli: ci sono alla fine di ogni capitolo delle ricette indiane molto stuzzicanti! Carina come idea, no?
Ti riporto ciò che è scritto sulla quarta di copertina:
"Da decenni sono inseparabili. Fiere delle loro origini, cucinano piatti tradizionali, amano la lingua, i cibi, i profumi indiani. Compilano lunghi ricettari da tramandare alle nuove generazioni e con coraggio e caparbietà difendono il loro mondo. La memoria per loro sa di curry e cannella. Ma le figlie di queste donne decise e appassionate non ne possono più: nel circolo Hindi-Bindi – così le ragazze chiamano l’affiatato gruppo delle madri – non entreranno mai. Preity, Kiran e Rani si sentono e sono americane fino in fondo: combattono le antiche convinzioni per affermare le proprie, provano a dimenticare i colori e i suoni dell’India per cercarne di nuovi. Ma il legame tra una madre e una figlia non si può recidere, il gusto e il sapore di quella terra non si possono cancellare. Dopo aver fatto le proprie scelte e aver vissuto delusioni e successi, le figlie dovranno affrontare il passato per vivere un nuovo presente. Cercando come le madri di proteggere i propri sogni e di continuare ad avere un cuore pieno d’amore."
Questa è una di quelle storie che si prestano secondo me ad essere trasposte in un film.
Trascrivo qui una delle ricette indiane del libro, scelta tra le più corte perchè se no ci impiegavo una vita a copiarla ;-)
KOSHIMBIR DI POMODORI
Ingredienti per 4 porzioni:
- 2 tazze di pomodoro a dadini
- 1 tazza di cipolla gialla tritata
- 3/4 di tazza di coriandolo fresco, tritato e diviso in 1/2 e 1/4
- 1/4 di tazza di panna acida o yogurt bianco
- 2 cucchiaini di zucchero
- 1/2 cucchiaino di sale
Mettere tutti gli ingredienti in una scodella, eccetto 1/4 di tazza di coriandolo fresco. Mescolate bene.
Si può servire subito o far raffreddare per un'ora.
Prima di servire guarnire con il coriandolo fresco rimasto.
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venerdì, 06 aprile 2012
I venerdì del libro (79°): QUIZ BOX "ANIMALI"
Cara Lilli,
in questo Venerdì Santo torna l'appuntamento con HomeMadeMamma e la sua iniziativa, però io stavolta non ho molto tempo da dedicare a recensioni più aprofondite e dunque mi limito a segnalare un simpatico, piccolo dono che ho fatto tempo fa a mio nipote che lo gradì molto: una delle scatole di latta con schede illustrate e domande a risposta multipla della Giunti Junior, collana Quiz Box, con protagonisti in questo caso gli animali.
Già Stefania di Libri ed Emozioni alcuni venerdì fa parlò di questo tipo di scatoline con schede anche se nel suo caso erano di un'altra collana, la Chef Box.
Per ciò che riguarda la "Quiz Box - Animali", che è quella che io conosco personalmente, si tratta di schede ben fatte, adatte a bambini dei primi anni delle scuole elementari (infatti la Giunti le consiglia per i 6-8 anni) ma che possono senz'altro interessare anche i più grandi, perchè le risposte non sono sempre così scontate.
Con mio nipote abbiamo passato molto tempo a giocare, a sfidarci in una battaglia di domande e risposte con gran divertimento di entrambi devo ammettere :-)
Inoltre il prezzo è contenuto (€ 4,90) e questo non guasta.

<<In quale deserto vive il fennec? Di che colore è l'ermellino in inverno? 50 coloratissime carte con 100 domande e 100 risposte sugli animali del mondo. Qual è la risposta giusta? Gira la carta e controlla! Un formidabile gioco per imparare e divertirsi da soli o in compagnia, con gli amici o in famiglia.>>
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venerdì, 30 marzo 2012
I venerdì del libro (78°): LA VALIGIA DEL SIGNOR BUDISHOWSKY
Cara Lilli,
per questo nuovo appuntamento con la lettura creato da HomeMadeMamma oggi ti parlo di un breve romanzo di un'autrice italiana per me nuova, Isabella Bossi Fedrigotti: LA VALIGIA DEL SIGNOR BUDISHOWSKY.
L'ho letto un paio di giorni fa, in un pomeriggio (stranamente) più tranquillo del solito. Basta davvero poco per finire questo libro: sono solo 151 pagine (comprese quelle con i titoli dei vari capitoli-racconti che compongono la storia) scritte a caratteri piuttosto grandi.
E la storia è molto semplice, familiare...nel vero senso della parola: cioè, descrive la fanciullezza e l'adolescenza di quattro fratelli (due maschi e due femmine, di cui una è la voce narrante) attraverso aneddoti sulle vacanze al mare o in montagna, sul collegio e sulle discussioni in famiglia.
A fare da "collante" tra i racconti (pretesto narrativo, come lo definisce la quarta di copertina) è la valigia del titolo: una grossa, vecchia, un pò malandata valigia che porta il nome del pellettiere boemo che l'ha fabbricata. Una valigia adoperata per i viaggi dei ragazzi o per le minacce (senza reale seguito) di andar via di casa del papà. Una valigia sopravvissuta negli anni a tante traversie, a macchie d'olio o di brodo, a trasporti movimentati e che alla fine del libro ritroviamo ancora nella soffitta della vecchia casa in cui la figlia-voce narrante torna da adulta.
Lo stile scorrevole e le vicende molto normali che l'autrice racconta hanno fatto si che questa lettura mi risultasse gradevole, pur senza entusiasmarmi tanto da gridare al capolavoro.
E' un libro minimalista che consiglio a chi desidera rilassarsi per un paio d'ore e perdersi in quella sensazione di malinconia dolce-amara inevitabile nel ripensare alla propria infanzia e alla propria adolescenza...

<<Finita la scuola, noi bambini dovevamo partire subito, a precipizio, per il mare, probabilmente per non perdere i buoni prezzi della bassa stagione. I genitori naturalmente restavano a casa. [...] Partivamo con la nostra minuscola tata che, uno dopo l'altro, intorno ai dodici anni, avremmo superato in altezza. [...] Pesantissima anche vuota era questa valigia, di cuoio vecchio, indurito, pieno di macchie e di segni scuri simili a lividi; nel lessico familiare si chiamava - e ancora si chiama perchè tuttora esiste - "Budishowsky", dal nome del pellettiere boemo di Brno, che negli anni Venti l'aveva realizzata per nostro padre bambino e per suo fratello e per sua sorella.>>
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venerdì, 23 marzo 2012
I venerdì del libro (77°): TRIPLO
Cara Lilli,
riecco la rubrica del venerdì con cui seguo la scia di HomeMadeMamma. Stavolta ti propongo una lettura thriller fatta il mese scorso: TRIPLO di Ken Follet.
E' stato per me il secondo libro di questo stimato autore, dopo L'uomo di Pietroburgo. Il protagonista è un agente segreto israeliano alle prese con una missione quasi impossibile e la storia è ambientata nel 1968.
Devo essere sincera? Dopo un inizio che mi ha intrigato abbastanza, c'è stato un momento in cui ho temuto di annoiarmi. Eh si...mi sono un pò persa tra le vicende politiche, tra i nomi dei vari servizi segreti e degli agenti, tra i meccanismi che mi sembravano lenti e a tratti poco chiari.
Poi però c'è stata una svolta: nell'intreccio politico-militare si è inserito l'elemento "storia d'amore". Detto così potrebbe sembrare banale, potrebbe far pensare ad uno svilimento del genere thriller, ridotto a romanzo rosa. Ma ti assicuro che l'innesto sentimentale è stato fatto in modo originale e coinvolgente e non ha tolto nulla, anzi semmai ha aggiunto vigore e suspance alla vicenda principale.
Vicenda principale che vede il suddetto protagonista, Nat Dickstein (ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti) organizzare un furto di uranio per impedire che l'Egitto, supportato dall'Unione Sovietica, appronti un arsenale di ordigni nucleari che potrebbe condurre Israele ad una fine prematura.
Lottando contro KGB, servizi segreti egiziani e Fedayn (terroristi palestinesi), Dickstein si districa tra mille difficoltà e trova l'amore di una giovane donna per metà inglese e per metà araba che lo metterà in crisi e che sarà una delle sue armi vincenti.
Non posso dire altro...se no toglierei ogni gusto a chi volesse leggere questo romanzo che, dopo il breve momento di "stasi", mi ha tenuta incollata alle pagine degli ultimi capitoli.
<<Ci fu una volta, soltanto una volta, in cui si trovarono tutti insieme. Si incontrarono molti anni fa, quando erano molto giovani, prima che tutto questo accadesse; ma l'ombra di quell'incontro si proiettò ben oltre attraverso gli anni. Accadde la prima domenica di novembre del 1947, per essere precisi; e ciascuno di loro incontrò tutti gli altri - anzi per pochi minuti si trovarono tutti in una stanza.>>
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venerdì, 16 marzo 2012
I venerdì del libro (76°): IL BATTELLO BIANCO
Cara Lilli,
oggi seguendo l'iniziativa di HomeMadeMamma ho pensato di proporti un libro che ho scoperto poco tempo fa, nascosto tra altri volumi più grandi nella nostra libreria. E' un libro che mio marito ha portato con sè da casa dei suoi genitori, l'ha usato come testo di narrativa alle scuole medie.
Parlo de "IL BATTELLO BIANCO" di Tschingis Ajtmatov (o anche Cinghiz Aitmatov)
Non conoscevo questo autore kirghiso e ho letto questo suo racconto con molta curiosità. Ebbene, non mi ha deluso.
La storia narrata, ambientata in una riserva forestale del Kirghizistan (Kirghisia) è quella di un bambino abbandonato dai genitori e cresciuto dal nonno materno, Momum, e dalla sua nuova burbera moglie.
In quel luogo dove la natura la fa da padrona e dove vivono solo altre poche persone, tra cui uno zio acquisito ubriacone e dai modi violenti, il bambino cresce selvatico, ma pieno di fantasia: i suoi amici, infatti, sono oggetti a cui lui parla come fossero essere animati. Rocce dalle forme particolari, una cartella nuova regalatagli dal nonno per cominciare ad andare a scuola, ma soprattutto un binocolo, con cui il piccolo scruta tutt’intorno alla riserva, arrampicandosi su un’ altura per scorgere il grande lago su cui vede spesso navigare un battello bianco, che nella sua mente immagina essere quello su cui lavora suo padre.
E’ un racconto che assume i toni della favola in alcuni punti, quando si parla di due storie: quella che nonno Momum narra sempre al nipotino, della grande Madre Cerva Ramose Corna che in un lontano passato ha salvato e allevato due bambini da cui discende il popolo Bugu; e quella che il protagonista narra al binocolo e alla cartella nuova, che parla di come lui un giorno si tramuterà in un pesce, per seguire l’acqua gelata del fiume fino al grande lago e per raggiungere finalmente il battello bianco e così ritrovare suo padre.
E’ un racconto a tratti poetico, velato di malinconica tristezza, come lo sono spesso le favole, e la scelta dell’autore di lasciare senza nome il bambino è significativa, proprio nell’ottica di questa sua solitudine ancor più interiore che esteriore.
Sicuramente un buon racconto per i ragazzi, ma anche per chi ragazzo non è più.
<< Una cosa sola posso dire ora: tu hai respinto quello che il tuo animo di bambino non poteva accettare. E’ questa la mia consolazione. […] Ed anche mi consola che nell’umanità la coscienza dei fanciulli è come il germe di grano – senza germe il grano non spunta.>>
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