martedì, 26 giugno 2012

Quel che resta di una vita

Cara Lilli,

ho pensato e ripensato cento volte a come scrivere questo post nei giorni scorsi. Mi sembrava sempre un discorso retorico, o troppo frettoloso o al contrario troppo approfondito...insomma, non sapevo da dove comnciare nè dove andare a finire.

Adesso mi sono decisa a scriverti e vuoi saperlo? Non starò qui a spiegarti cosa sia stato per me vedere per giorni e giorni il caos indescrivibile dentro casa dei miei genitori, con gli armadi e i cassetti vuoti e i vestiti sparsi sui letti, le librerie spoglie e i libri negli scatoloni, e poi cose di ogni genere per terra, lampadari staccati dal soffitto, cartoni, rotoli di nastro da imballaggio e forbici in ogni stanza...quando invece per più di un anno tutto era rimasto fermo, intatto.

Non starò qui a dirti che poi inaspettatamente mi ha fatto meno male del caos precedente entrare giovedì scorso e vedere quella casa ad un tratto completamente vuota, con l'eco nelle stanze: forse perchè mi ha dato come l'idea di pace, di un nuovo inizio, con il giovane acquirente che al momento della consegna delle chiavi, lì sul posto, mi ha spiegato che modifiche intende apportare all'appartamento e come vuole sistemarlo per sè e la sua famiglia (ha moglie e un figlioletto di 20 mesi).

Voglio piuttosto dirti che ho capito una cosa forse banale, ma che mi ha colpito molto: certo io e mio fratello abbiamo conservato alcuni mobili dei miei genitori, parte dei libri, delle stoviglie, dei capi di biancheria per la casa praticamente nuovi e io ho pure tenuto per me dei capi di abbigliamento di mia madre che mi faceva piacere indossare già quando lei era in vita e me li prestava. Dicevo, certo abbiamo queste cose che ci ricorderanno sempre dei nostri genitori.

Ma sai quali sono le cose che più mi sono e mi saranno care e che più li rappresentano? Cose piccole, cose ritrovate quasi per caso (come già mi era successo qualche tempo fa) nei tanti cassetti e cassettini, nelle scatole conservate negli stanzini...

Mia madre è lì, nei foglietti a volte tagliati belli diritti, più spesso un pò strappati lungo i bordi, su cui ci sono vecchi elenchi delle persone a cui spedire gli auguri di Natale e Capodanno, oppure qualche nota della spesa sfuggita chissà perchè al cestinamento, o brevi pensieri sparsi densi di emozioni...ed è anche nelle decine e decine di fogli e buste da lettere pronte ad essere usate, biglietti per le più svariate occasioni, francobolli non timbrati staccati pazientemente da missive ricevute e in attesa magari di essere riciclati...

Mio padre è lì, nei suoi racconti battuti con la vecchia macchina da scrivere che non avevo mai letto prima, ricchi di sentimenti delicati...ed è anche  nei disegni con colori a cera mai incorniciati e negli schizzi fatti col carboncino su fogli anche "di fortuna"...

E tutti e due i miei genitori sono lì, nelle ricevute di tanti vaglia fatti persone (amici o parenti) in difficoltà economiche...e sono anche nelle ricevute dei pacchi di dolci tipici campani spediti ogni anno per Natale ad amici del Nord che aspettavano questo dono oramai consueto con trepidazione...

Quello che resta di mamma e papà va ben al di là dei soldi ricavati dalla vendita del loro appartamento, va al di là dei mobili e delle altre cose: quello che resta della loro vita è l'affetto per le persone care, la generosità verso tutti, la sensibilità.

Quel che resta di una vita intera sono i ricordi intrisi di sentimenti e valori veri e genuini.

Ciò non toglie che ora mi manca mettere la mano nella mia borsa cercando le chiavi dell'auto o di casa mia e non trovarmi più sotto le dita la lunga chiave della casa di mamma e papà...

 

venerdì, 08 giugno 2012

Quanto è difficile essere "quella che c'è"...

Cara Lilli,

oggi è venerdì ma niente appuntamento con i libri stavolta, sono giorni un pò caotici e non facili, ieri lo è stato in modo particolare più che altro dal punto di vista psicologico.

Devi sapere che specie negli ultimi anni nell'ambito della mia famiglia stretta di origine (quella formata da mamma, papà, mio fratello e me) mi è capitato (non sempre e non solo per mia scelta) di essere "quella che c'è". Mi riferisco alle occasioni particolarmente dure da affrontare, quelle importanti quanto difficili, quelle che non riguardano una persona soltanto, ma che alla fine vedono quella persona esserci. E quella persona sono io.

Ti faccio qualche esempio, per darti un'idea di che cosa sto parlando: mamma e mio fratello non se la sentirono di assistere alla chiusura della bara di mio padre, mentre io c'ero; e c'ero io dietro alla macchina che dalla chiesa portò papà al cimitero; e c'ero sempre io quando la bara venne tumulata. Io, senza mamma e mio fratello.

Quando dopo soli 17 mesi è venuta a mancare anche mamma, mio fratello non se l'è sentita di affrontare quelle stesse "tappe" che aveva già evitato di affrontare alla morte di papà, e allora alla chiusura, al trasporto e alla tumulazione della bara c'ero sempre e comunque io.

Vedi, Lilli, non pensare che sia stato facile per me, io che sono un'emotiva, io che mi faccio travolgere dai sentimenti...l'ho fatto piangendo, l'ho fatto col dolore che mi spaccava il cuore, ma l'ho fatto perchè mi sembrava troppo assurdo che prima il mio papà e poi la mia mamma non fossero accompagnati in quell'ultimo tragitto terreno da almeno uno dei figli. E non ne sto facendo una colpa a mio fratello, credimi, perchè so che non ce la faceva proprio (e che ancora oggi non riesce ad affrontare la morte di mamma e papà in modo meno traumatico di allora). Sto solo dicendo che ho sentito di fare così, viste che le circostanze.

Ricordo che un'amica di famiglia, mentre stavo aiutando i signori delle pompe funebri a sistemare mamma (mi chiedevano ora una cosa, ora un'altra...), mi domandò :"Ce la fai?" e io le risposi d'istinto: "Si, ce la faccio. Io ce la faccio sempre". E non lo dissi con presunzione, Lilli, ti assicuro. Lo dissi perchè sentii così, nel senso che sentivo che ce l'avrei fatta nonostante la sofferenza, nonostante le lacrime che scendevano copiose (quanto ho pianto in quei giorni!).  Non perchè fossi chissà quanto forte, ma perchè avevo scelto di superarmi per i miei genitori, per rendergli quello che sentivo esser loro in qualche modo dovuto.

E giusto ieri un altro evento importante, un altro momento psicologicamente complesso: ieri mattina mio fratello non poteva (stavolta non per sua scelta) assolutamente mancare al lavoro, per cui ha dovuto nominarmi sua procuratrice, cosicchè la firma sull'atto notarile con cui abbiamo venduto la casa dei nostri genitori è solo la mia. Anche in questa occasione io sono stata quella che c'è.

Avrò modo poi di parlarti nuovamente della casa oramai venduta ma da finire ancora di sgombrare, Lilli.

Ma voglio chiudere questo post dicendoti che se è vero che è difficile essere quella che c'è, è pur vero che lo è di meno quando accanto a me c'è una persona che non è della mia famiglia stretta di origine ma che è parte fondamentale, imprescindibile della mia vita: accanto alle bare dei miei genitori, dietro a quei carri funebri, al cimitero e davanti al notaio, c'è stata una mano che mi ha sostenuto con amore, quella di mio marito. Mi ritengo davvero fortunata per questo e lo ringrazio perchè lui PER ME è quello che c'è. Sempre.

 

lunedì, 07 maggio 2012

Come muta il dolore

Cara Lilli,

ho scritto un'email ad un'amica che sta vivendo un momento difficile e doloroso e nel digitare sulla tastiera del pc mi sono venute fuori senza rifletterci più di tanto, con semplicità delle parole che voglio riportarti.

Sono poche frasi che cercano di spiegare come a mio avviso si trasforma, come muta nel tempo il dolore grandissimo di fronte a perdite importanti come per me sono state quelle dei miei genitori o comunque di persone care  che mi hanno accompagnato per un lungo tratto della mia vita:

Quel dolore man mano diverrà più sopportabile, pur rimanendo poi in un pezzo di cuore, custodito paradossalmente quasi come un cofanetto di gemme preziose, perchè aprendolo ci ricorderà tante cose, ci porterà indietro nel tempo, ci farà rivivere l'infanzia, i momenti condivisi con i nostri genitori e con le persone care, le nostre radici...e il dolore vero e proprio sfumerà in un sentimento di delicata malinconia, velata di tristezza ma anche portatrice di una strana dolcezza...

Ecco tutto, Lilli. Volevo solo condividere con te questa breve riflessione.

 

mercoledì, 01 febbraio 2012

Lì dove il tempo si è fermato

Cara Lilli,

non so se a te è mai successo di conoscere un luogo in cui si abbia la strana, particolarissima sensazione che il tempo si sia fermato.

Io questo luogo ce l'ho.

Non pensavo sarebbe stato così. Intendo che non lo pensavo quando lo immaginavo soltanto nella mia mente, negli anni scorsi.

Quando metto la chiave in quella serratura e giro le 4 mandate e la porta si apre...ecco che non importa che giorno sia, se sia estate, autunno o inverno...lì dentro il tempo è fermo.

Il letto matrimoniale in camera dei miei genitori è ancora lì con le lenzuola bianche pulite e il copriletto leggero, così come lo ha rifatto la badante dopo che è stata portata via la mia mamma. Non sarebbe servito più a nessuno quel letto, nessuno ci avrebbe più dormito, eppure lei volle sistemarlo e così è rimasto.

Negli armadi e nei cassetti ci sono ancora gli abiti di mamma e papà, la biancheria, gli asciugamani, le lenzuola, comprese quelle del corredo che mamma non ha mai usato, che venivano direttamente dal corredo di sua madre, che a sua volta non le aveva mai usate.

Anche i sopramobili sono lì, negli stessi posti di sempre. E le librerie nello studio e nell'ingresso sono ancora stracariche di volumi.

Negli stanzini ci sono gli stessi scatoloni e le stesse vecchie valige di sempre e scarpiere con sandali, mocassini, scarpe coi lacci, stivali, pantofole.

Lì dove c'era ordine è rimasto così, ma anche il disordine di alcuni posti della casa è rimasto tale e quale.

In realtà una cosa è cambiata: la cucina è vuota, i mobili li abbiamo regalati a mio coognato, che ha messo su un appartamento in affitto e deve tirare avanti fino a che tra un pò non si sposerà e comprerà un arredamento nuovo.

Ecco, se non fosse per questo potrei dire che lì tutto è esattamente com'era quel 13 aprile 2011. Si, quando di sera mio marito è venuto a prendere me e i bimbi e così siamo usciti da quella casa, il giorno dopo il funerale di mia madre.

Tornare ogni tanto in quel posto mi riporta indietro nel tempo e non so dire se sia un bene o un male, Lilli. E' rassicurante, quasi consolante direi, da un lato...ma è anche una specie di "trappola" psicologico-temporale.

Ma le cose non saranno sempre così. E no. Dovranno cambiare necessariamente: la casa è in vendita oramai, ci sono stati i primi interessati che l'hanno visitata, l'agenzia è fiduciosa di trovare gli acquirenti senza dover arrivare a  rinnovare il mandato di sei mesi che abbiamo firmato dopo l'Epifania io e mio fratello.

Questo significherà fare ciò di cui non siamo stati ancora capaci, per cattiva volontà o per senso di rifiuto della realtà, non lo so neppure io... Dovremo metter mano a tutto e sgomberare. Ma sai che vuol dire smantellare una casa "vissuta" come quella? Dove ci sono quasi 50 anni di ricordi di mamma e papà, materializzati in mobili, vestiti, stoviglie, libri, cianfrusaglie di ogni genere...

Finora è stato stranamente "normale" sapere che quella casa era sempre lì, sempre uguale, sempre dei miei genitori.

Adesso o comunque tra non molto tutto cambierà, Lilli. E gli ingranaggi del tempo torneranno inesorabilmente a muoversi, stridendo e riportandomi alla dimensione reale anche lì dentro. Lì dove dal 13 aprile 2011 il tempo si è fermato.

 

domenica, 18 settembre 2011

Nozze d'oro....in Cielo

Cara Lilli,

nella corso della mia vita ho visto un uomo e una donna amarsi profondamente; rispettarsi; lasciarsi la giusta libertà; essere d'accordo sui principi fondamentali su cui basare la loro famiglia; essere diversi caratterialmente ma superare questi aspetti venendosi incontro vicendevolmente e smorzando sul nascere le eventuali discussioni per impedire che diventassero ostacoli  per la loro felicità; aprire la loro casa a parenti e amici sempre, con generosità e allegria; essere di esempio per i figli e per tante altre persone.

Ho visto mio padre e mia madre amarsi così, Lilli.

Oggi ricorre una festa specialissima: le loro nozze d'oro.

L'ultimo anniversario che sono riusciti a festeggiare insieme qui tra noi è stato il 48°, nel 2009, due mesi prima che il mio papà se ne andasse.

L'unico anniversario che hanno non hanno potuto festeggiare perchè separati è stato il 49°, l'anno scorso.

Oggi sono sicura che Lassù staranno brindando ai loro 50 anni d'amore, finalmente di nuovo INSIEME, innamorati più che mai...e mi sembra di vederli: mamma, sempre elegante e curata, che tiene per mano papà, che le sorride  teneramente e le accenna il ritornello della loro canzone...

 

giovedì, 18 agosto 2011

Il numero selezionato è inesistente...

Cara Lilli,

ci sono frasi che non hanno grossa importanza, frasi che sentiamo spesso, che sono di uso piuttosto comune...eppure queste stesse frasi possono assumere un significato importantissimo per qualcuno, in determinate circostanze, come è accaduto a me qualche giorno fa: ho preso il mio cordless, ho digitato un numero e una voce di donna mi ha detto meccanicamente "Il numero selezionato è inesistente".

Nulla di grave, se non fosse stato che il numero in questione era quello di casa dei miei genitori.

Si, dopo quasi 31 anni, quel numero ha cessato di esistere.

Non è che sono impazzita, Lilli, non ho chiamato pensando che qualcuno mi avrebbe risposto, è più che ovvio.... Ho chiamato solo per avere conferma dell'avvenuto distacco, dato che ci hanno messo un bel pò per togliere la linea dopo la richiesta fatta da mio fratello.

Però....nonostante lo sapessi, mi ha scosso fin nell'anima quella frase, credimi.

Il numero di telefono che ha accompagnato praticamente  tutta la mia vita (avevo solo 7 anni quando lo intestarono a mio padre) ora è inesistente.

Era il numero da cui chiamavo per scambiarmi la lista dei compiti con le mie compagnette delle elementari o per commentare la puntata del nostro cartone animato preferito...

Era il numero da cui chiamavo per controllare le versioni di latino e greco con le mie compagne di liceo  o per chiacchierare delle nostre cotte e dei pettegolezzi di corridoio a scuola...

Era il numero da cui chiamavo per scambiarmi gli appunti dei corsi e per controllare le date degli appelli d'esame con le mie colleghe di università o per chiacchierare con le amiche dei nostri amori ricambiati e non  e prendere appuntamento per uscire la sera...

Era il numero da cui chiamavo per non consumare il credito dei primi cellulari per parlare con il mio amore, quando finalmente a casa sua misero il telefono fisso che non avevano mai avuto...

Era il numero che poi, una volta sposata, chiamavo fino a circa 4 mesi fa almeno una volta al giorno per sentire la voce dei miei genitori (per più di 3 anni tutti e due, poi solo mamma)...

Era il numero di telefono che conoscevo a memoria più di ogni altro. Ora non esiste più.

Incredibile come un semplice numero di telefono possa lasciare un vuoto così grande, Lilli... Non so se riuscirò mai a cancellarlo dalla memoria del cordless e del cellulare, te lo confesso.

Sciocca sentimentale, dirai....

domenica, 26 giugno 2011

Ipermercati, giochi, simpatia e buona educazione

Cara Lilli,

vado a "svolgere" i vari temi (mi sembra di essere tornata a scuola!!) del titolo di questo post domenicale:

1) Ipermercati: ne hanno aperto da poco uno nuovo ad Avellino in un Centro Commerciale appena fuori città, al posto di un altro che è andato in fallimento, ed è ben strutturato, con di tutto di più e facilmente accessibile.....noi ne siamo contenti, ci siamo stati ieri pomeriggio e ci vedranno parecchie volte lì a fare la spesa!!

2) Giochi: davanti all'ingresso dell'ipermercato in questione, nell'enorme atrio del centro commerciale, hanno posizionato una di quelle strutture per bambini, con scivoli gommosi, ponticelli, e cose del genere. Ovviamente la mia cucciolotta si è incantata davanti a cotal meraviglia e in particolare all'area piena di palline colorate in cui ci si può "tuffare" ;-) quindi mio marito le ha tolto le scarpette (come da regolamento esposto) e l'ha accompagnata all'ingresso.

Si sa, lì dentro gli adulti non possono entrare (anche perchè ci starebbero decisamente "stretti"!!).  Ma devi anche sapere, Lilli, che la mia ricciolotta non ha come si suol dire "spirito di iniziativa", per cui era felice, si, ma si limitava a guardare gli altri bimbi che saltavano e si arrapicavano qua e là...ed è qui che subentrano la ...

3) Simpatia e Buona educazione : Ad un tratto è entrato nel recinto-giochi un bimbetto coetaneo all'incirca di mia figlia, molto carino e dall'aria simpatica. Senza esitare neppure un istante si è diretto da lei e le ha detto con una vocina dolce: "Ciao bambina! Vuoi a giocare con me?"

Cuore di mamma!!! La mia piccina ha fatto colpo, Lilli!!! Non lo dico perchè è mia figlia, credimi, ma è davvero una bimba graziosa e spesso attira i maschietti con i suoi ricciolotti e con gli occhioni chiari :-)

Ho chiesto allo "spasimante" come si chiamasse e poi gli ho detto che Raffaella ancora non parla molto e che è timida e non sa bene come muoversi lì dentro. Credevo si sarebbe allontanato per non stare a perdere tempo, invece lui ha esclamato: "L'aiuto io!" e così io e mio marito abbiamo invogliato la nostra bimba a dare la manina al "cavaliere" e a segurilo e lei con un bel sorriso stampato in faccia non si è fatta pregare!

Era una scena da riprendere, Lilli: il bimbetto guidava con fare sicuro e con dolcezza mia figlia, lei lo ha pure abbracciato per farsi sorreggere mentre dovevano scendere da un grosso scalino e poi per scavalcare una sorta di staccionata per accedere alla magica area delle palline colorate.... Due tesori tenerissimi, insomma!!!

Si sono divertiti moltissimo e poi ho avuto modo di comprendere da dove provenissero la buona educazione e la gentilezza di quel bambino: i suoi genitori si sono avvicinati anche loro alla rete di recinsione e sono bastate un paio di battute scambiate con loro per farmi capire che si trattava di persone davvero a modo, come non sempre si ha la fortuna di incontrare. Ecco: la simpatia del bambino poteva esere frutto della sua indole personale, del suo carattere, ma l'educazione gli veniva senz'altro dai genitori.

Sembra scontato che sia così, ma invece non lo è: oggi i genitori che si impegnano ad impartire ai propri figli le regole della buona educazione, del fare civile e corretto, della gentilezza verso il prossimo non sono poi così numerosi! E ci aggiungo un "purtroppo", Lilli. E infatti ho visto gli altri bambini che scorazzavano là dentro, tipo "selvaggi", che quasi travolgevano mia figlia senza neppure stare attenti a non farle magari male e senza che i  loro genitori, presenti accanto a noi, abbiano detto un'acca per redarguirli, nemmeno per far finta, nemmeno un misero "Stai attento, non vedi la bimba piccola?"

Quel bimbetto ieri mi ha allargato il cuore, e per di più ha pure aiutato Raffy a fare il percorso inverso per uscire dalla struttura...e lei era felicissima!!!

Finchè ci saranno genitori e di conseguenza bambini così, Lilli, ci sarà un pò più di speranza per il futuro :-)