Giu 28, 2012 - Ricette di cucina    8 Comments

Tranci di pesce spada alla piastra

Cara Lilli,

lo sai, io non mangio molto volentieri il pesce e ancor meno volentieri lo cucino, ma devo dire che amo il pesce spada (forse perchè sa poco di…pesce!) e in particolare mi piace cucinarlo assai semplicemente, ossia cotto alla piastra con un condimento fresco e profumato.

Sicuramente molti lo prepareranno allo stesso modo o con qualche piccola variante…comunque, ecco ciò che adopero io per questa ricetta:

 

– tranci di pesce spada

 

e per il condimento:

– olio

– limone

– sale

– prezzemolo (ci vuole, ma io non lo avevo quando ho scattato la foto)

– origano

– capperi sotto sale (da risciacquare sotto l’acqua corrente)

 

Preparo l’emulsione con tutti gli ingredienti, bagno i tranci di pesce spada e li metto in frigo ad insaporirsi per un paio d’ore in un piatto coperto dalla pellicola trasparente.

Al momento della cottura, li posiziono sulla piastra ben calda e li faccio cuocere per una decina di minuti o poco più, girandoli a metà cottura.

Una volta messi nei piatti li bagno ancora con un pò di emulsione….e voilà  pronti per essere mangiati!

 

 

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 Buon appetito, Lilli!

Giu 26, 2012 - pensieri sparsi, ricordi    23 Comments

Quel che resta di una vita

Cara Lilli,

ho pensato e ripensato cento volte a come scrivere questo post nei giorni scorsi. Mi sembrava sempre un discorso retorico, o troppo frettoloso o al contrario troppo approfondito…insomma, non sapevo da dove comnciare nè dove andare a finire.

Adesso mi sono decisa a scriverti e vuoi saperlo? Non starò qui a spiegarti cosa sia stato per me vedere per giorni e giorni il caos indescrivibile dentro casa dei miei genitori, con gli armadi e i cassetti vuoti e i vestiti sparsi sui letti, le librerie spoglie e i libri negli scatoloni, e poi cose di ogni genere per terra, lampadari staccati dal soffitto, cartoni, rotoli di nastro da imballaggio e forbici in ogni stanza…quando invece per più di un anno tutto era rimasto fermo, intatto.

Non starò qui a dirti che poi inaspettatamente mi ha fatto meno male del caos precedente entrare giovedì scorso e vedere quella casa ad un tratto completamente vuota, con l’eco nelle stanze: forse perchè mi ha dato come l’idea di pace, di un nuovo inizio, con il giovane acquirente che al momento della consegna delle chiavi, lì sul posto, mi ha spiegato che modifiche intende apportare all’appartamento e come vuole sistemarlo per sè e la sua famiglia (ha moglie e un figlioletto di 20 mesi).

Voglio piuttosto dirti che ho capito una cosa forse banale, ma che mi ha colpito molto: certo io e mio fratello abbiamo conservato alcuni mobili dei miei genitori, parte dei libri, delle stoviglie, dei capi di biancheria per la casa praticamente nuovi e io ho pure tenuto per me dei capi di abbigliamento di mia madre che mi faceva piacere indossare già quando lei era in vita e me li prestava. Dicevo, certo abbiamo queste cose che ci ricorderanno sempre dei nostri genitori.

Ma sai quali sono le cose che più mi sono e mi saranno care e che più li rappresentano? Cose piccole, cose ritrovate quasi per caso (come già mi era successo qualche tempo fa) nei tanti cassetti e cassettini, nelle scatole conservate negli stanzini…

Mia madre è lì, nei foglietti a volte tagliati belli diritti, più spesso un pò strappati lungo i bordi, su cui ci sono vecchi elenchi delle persone a cui spedire gli auguri di Natale e Capodanno, oppure qualche nota della spesa sfuggita chissà perchè al cestinamento, o brevi pensieri sparsi densi di emozioni…ed è anche nelle decine e decine di fogli e buste da lettere pronte ad essere usate, biglietti per le più svariate occasioni, francobolli non timbrati staccati pazientemente da missive ricevute e in attesa magari di essere riciclati…

Mio padre è lì, nei suoi racconti battuti con la vecchia macchina da scrivere che non avevo mai letto prima, ricchi di sentimenti delicati…ed è anche  nei disegni con colori a cera mai incorniciati e negli schizzi fatti col carboncino su fogli anche “di fortuna”…

E tutti e due i miei genitori sono lì, nelle ricevute di tanti vaglia fatti persone (amici o parenti) in difficoltà economiche…e sono anche nelle ricevute dei pacchi di dolci tipici campani spediti ogni anno per Natale ad amici del Nord che aspettavano questo dono oramai consueto con trepidazione…

Quello che resta di mamma e papà va ben al di là dei soldi ricavati dalla vendita del loro appartamento, va al di là dei mobili e delle altre cose: quello che resta della loro vita è l’affetto per le persone care, la generosità verso tutti, la sensibilità.

Quel che resta di una vita intera sono i ricordi intrisi di sentimenti e valori veri e genuini.

Ciò non toglie che ora mi manca mettere la mano nella mia borsa cercando le chiavi dell’auto o di casa mia e non trovarmi più sotto le dita la lunga chiave della casa di mamma e papà…

 

Giu 24, 2012 - Iniziative    16 Comments

Geronimooooo…NO! Coronimooooo!!!

Cara Lilli,

tramite un post di Elena, alias Il Gufo Pasticcione, sono venuta a sapere di un’iniziativa davvero interessante e originale: ADOTTA UNA PAROLA, promossa dalla Società Dante Alighieri per sensibilizzare le persone ad un uso corretto e consapevole delle parole e, soprattutto, per favorire una conoscenza più ampia del lessico italiano. Il tutto in collaborazione con quattro dei più importanti dizionari dell’uso dell’italiano contemporaneo.

 

       

 

Andando sul sito “La Dante. Il Mondo in italiano – Adotta una parola” si possono leggere tutti i dettagli dell’iniziativa e si può partecipare con pochi semplici click: basta registrarsi, scegliere una parola tratta dai dizionari che collaborano e divenirne così  “custodi” per un anno (con tanto di attestato elettronico che ne certifica l’adozione) impegnandosi ad adoperarla ogni qual volta ce ne sarà occasione.

Ci sono segnalate anche delle adozioni d’autore, cioè adozioni da parte di personaggi famosi.

Iniziative analoghe sono state lanciate anche in Spagna e in Inghilterra.

E io che parola ho scelto? Dal titolo dovresti averlo capito, Lilli: si tratta della parola CORONIMO, che significa “nome di una regione”. Mi ha incuriosito perchè la ignoravo (lo confesso!!!) e perciò ora la userò in modo appropriato  e cercherò di farla conoscere a quante più persone possibile 🙂

Spero che tramite questo mio post  altre persone parteciperanno a questa iniziativa: facciamo (io per prima) tanti giochini magari simpatici ma senza importanza, ogni tanto vale la pena soffermarsi anche su cose non vitali ma quanto meno educative, no?

 

PS: che ne pensi dell’idea di scherzare un pò con il famoso grido pellerossa “Geronimoooooo”? Il fatto è che “Coronimooooo” aveva una certa assonanza e allora…. 😉

 

Giu 22, 2012 - libri e fumetti    14 Comments

I venerdì del libro (89°): WILSON TESTAMATTA

Cara Lilli,

ho scritto poco in questi giorni scorsi, il tempo è volato ed è di nuovo venerdì: oggi mi dedico al consueto appuntamento con l’iniziativa letteraria di HomeMadeMamma, poi ti scriverò prossimamente un bel pò di cosette di vario genere che ho fatto e vissuto nell’ultima settimana o poco più.

Intanto, ecco la mia proposta per una buona lettura, stavolta più specificamente una proposta indirizzata ai ragazzi: si tratta di WILSON TESTAMATTA di Mark Twain.

Io l’ho trovato tra i libri “giovanili” di mio marito, quelli che conserva dai tempi della scuola, e mi ha incuriosito: ebbene, mi è piaciuto e sono contenta di aver così approcciato un autore importante come Twain che finora conoscevo solo di fama.

La storia è ambientata nella prima metà dell’800 in una cittadina sulle rive del fiume Mississipi dove vive una comunità di famiglie più o meno benestanti, quasi tutte in possesso di schiavi negri (i quali parlano una lingua tutta loro, fatta di errori di grammaticali ed espressioni curiose e divertenti). E’ in questa cittadina che giunge in un giorno d’inverno del 1830 un giovane avvocato in cerca di fortuna, David Wilson, con una ossessiva passione per le impronte digitali, che verrà soprannominato quasi subito “Testamatta” per via di un episodio che lo ha fatto apparire stravagante agli occhi degli abitanti del luogo.

Nelle pagine di questo romanzo si snoda una storia in cui Wilson Testamatta sembra essere per buona parte poco più di una comparsa ma che invece pian piano lo vedrà assumere un ruolo di primaria importanza nell’ultimo atto  di un intrigo assai curioso e ben congegnato che ruota intorno alla figura di Roxanne, una schiava negra che fa di tutto per assicurare al suo figliolo una vita migliore della sua e che col suo agire cambierà il destino di più persone.

E’ un testo scritto in modo scorrevole e posso dire che lo consiglierei ai ragazzi delle scuole medie…ma ciò non significa che non possano gradirlo anche i grandi 😉 infatti, come scrivevo all’inizio, a me è piaciuto e mi ha regalato delle ore di svago.

 

<< Il signor David Wilson, giovane di origine scozzese […] aveva venticinque anni, un’educazione superiore e una laurea in legge conseguita un paio di anni prima presso un’Università dell’Est. […] Se non fosse stato per una sua infelice osservazione, sarebbe certamente riuscito a fare rapidamente carriera a Dawson’s Landing. Ma pronunciò quella frase fatale proprio il girono del so arrivo in città e così fu bollato.>>

 

I venerdì del libro su altri blog:

  

Giu 19, 2012 - ricordi, sport    14 Comments

Il calcio che ricordo io

Cara Lilli,

gli Europei di Calcio di Polonia e Ucraina (a proposito….siamo passati per il rotto della cuffia, eh?) mi hanno dato una volta di più l’occasione di riflettere su come io mi sia allontanata un bel pò dal mondo del calcio da alcuni anni a questa parte.

Tu sei la mia confidente da quando ero solo una bambina di 9 anni, tu quindi hai vissuto in diretta il mio colpo di fulmine per il calcio quando di anni ne avevo 13…o forse dovrei dire il mio colpo di fulmine per Paolo Maldini 🙂 che nel febbraio del 1987 mi ha spalancato le porte del tifo sfegatato (Milan, naturalmente, seguendo il mio idolo!) che man mano ha perso la connotazione della passione per il singolo calciatore per acquisire quella dell’amante del calcio in generale…campionato, nazionale, coppe internazionali e chi ne ha più ne metta.

Eh si, ero piuttosto ferrata in materia calcistica quando ero un’adolescente o poco più: lo posso dire senza falsa modestia, ne sapevo molto e ne capivo anche un bel pò.

Ho ricordi meravigliosi di anni e anni trascorsi a seguire questo sport che unisce (e divide) tutti, grandi e piccini, che mi ha a lungo regalato emozioni forti e indimenticabili.

Ma il calcio che ricordo io non è quello che vedo oggi, Lilli.

Sarò nostalgica (ma questo è cosa nota),  sarò arretrata: mettila come ti pare.

Il mio calcio era quello con le magliette dei giocatori in campo numerate  dall’1 all’11 e non esistevano le maglie 46, 60, 73 o addirittura 99…e i nove undicesimi e poi gli otto undicesimi dei giocatori delle squadre italiane erano italiani (se no che campionato italiano era, no?).

Il mio calcio era quello in cui si giocava il campionato la domenica pomeriggio e le coppe il mercoledì sera e non dovevi star dietro ai diritti televisivi e a partite praticamente ogni giorno della settimana.

Il mio calcio era quello in cui le scarpe dei giocatori erano tutte uguali e non di mille colori a seconda degli sponsor dei singoli atleti.

Potrei tirarla a lungo ma non lo farò, Lilli: volevo semplicemente farti capire che il calcio attuale, caotico, in cui perdi il conto delle partite, questo mondo fatto di cifre gigantesche sui contratti dei giocatori e su quelli con gli sponsor e con le emittenti televisive che lottano per accaparrarsi le esclusive…si, questo calcio di oggi non mi piace più tanto e allora lo seguo di meno, molto di meno.

E ti dirò, non ne sento neppure troppo la mancanza. Vivo benissimo anche senza. Mentre del mio calcio, quello che ricordo io, sento una mancanza tremenda….

Ciò non toglie che la nazionale e la sua sorte agli Europei mi sta comunque a cuore e che farò un gran tifo per gli azzurri, sperando che la seconda fase del torneo ci riservi belle soddisfazioni, anche se confesso di essere un pò scettica a riguardo.

Ah….se ci fosse ancora il mio mitico Paolino Maldini lì con la fascia di capitano al braccio….bei tempi quelli 🙂

 

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