Giu 15, 2012 - libri e fumetti    16 Comments

I venerdì del libro (88°): AUSTEN – TUTTI I ROMANZI

Cara Lilli,

torno a seguire l’iniziativa di HomeMadeMamma e voglio parlarti di un grosso volume facente parte della collana “I Mammut”  della Newton Compton che mi ha permesso di avere ad un prezzo contenuto (€ 14,90) TUTTI I ROMANZI di Jane Austen.

Devi sapere, Lilli, che io non avevo ancora letto nulla della famosissima scrittrice inglese fino a due anni fa: è stato il Gruppo di Lettura Bryce’s House di cui faccio parte appunto da circa due anni che mi ha dato l’opportunità di leggere e commentare con tante amiche virtuali tutti i romanzi della vecchia Zia Jane (per dirla con chi la ama e la chiama amichevolmente così) e cioè “L’Abbazia di Northanger”, “Ragione e Sentimento”, “Orgoglio e Pregiudizo”, “Mansfield Park”, “Emma” e “Persuasione”.

Non mi dilungherò sui singoli romanzi, ho deciso di scrivere un post per esprimere un mio (personalissimo e quindi opinabilissimo) giudizio generale sulle opere della Austen.

So che probabilmente andrò controcorrente e che susciterò la disapprovazione di molti lettori, ma io confesso di essere rimasta un pò delusa: forse avevo aspettative troppo alte, forse avevo sentito parlare così tanto di questi romanzi che credevo sarebbero stati una lettura affascinante e coinvolgente…non lo so. Però fatto sta che, a parte Ragione e Sentimento e Orgoglio e Pregiudizio, che mi hanno piuttosto preso e che mi hanno fatto amare un bel pò le loro protagoniste, per il resto ho trovato la lettura a tratti noiosa e questo mi ha fatto procede a rilento.

Certo lo spirito della Austen e la sua ironia danno un tocco piacevole a molte pagine, ma poi ci sono interi capitoli delle storie che mi hanno lasciato piuttosto indifferente.

Parlandone nei commenti alle tappe di lettura nel blog del Gruppo Bryce’s House ho avuto modo di avere delle informazioni da amiche particolarmente entusiaste e amanti di questa scrittrice che mi hanno chiarito meglio le idee sullo stile e anche sui periodi differenti in cui sono ambientate le varie storie (che vanno dagli anni ’80 del 1700 – L’Abbazia di Northanger – al 1817 – Persuasione) ma forse proprio per il fatto che la lettura non mi ha coinvolto in modo soddisfacente a me sono apparse tutte molto uguali.

O forse è proprio il periodo stroico che non mi colpisce particolarmente, chi lo sa.

Certo Elinor Dashwood e Lizzy Bennet sono “eroine” che lasciano il segno, Emma Woodhouse un pò tiene il loro confronto, ma le varie Fanny Price, Chaterine Morland e Anne Elliot non mi hanno entusiasmato.

Però di una cosa sono contenta: ho colmato una lacuna letteraria importante, Jane Austen è un’autrice che non si può ignorare e che quindi va affrontata per poi potersi fare una propria opinione così come d’altronde su ogni autore, ma a maggior ragione quando si tratta di qualcuno che ha segnato la storia della letteratura a livello mondiale.

 

Tutti i romanzi. Ediz. integrali

 

<< Solo il vero amore può condurmi al matrimonio, ragion per cui…morirò zitella! >> [Lizzy Bennet – Orgoglio e Pregiudizio]

 

I venerdì del libro su altri blog: 

  

Giu 12, 2012 - musica, ricordi    14 Comments

Una canzone, un ricordo: MARE MARE

Cara Lilli,

come ho scritto in risposta ai commenti che mi hanno lasciato tanti amici al post precedente, sono alle prese con lo sgombero della casa dei miei genitori e anche qui a casa mia ho da fare varie cose, per cui il tempo da dedicare al blog è poco. Però oggi voglio scrivere questo post perchè qualche ora fa mi è capitato di accendere la radio e stavano trasmettendo una canzone che non ascoltavo forse da da anni, nonostante sia molto famosa.

Si tratta di MARE MARE di Luca Carboni.

Mi ha fatto un effetto strano risentirla proprio in questo momento, quando ho la sensazione che quasi tutto sia pesante da affrontare e che il tempo è tiranno e che ci sia poco spazio per la spensieratezza. Si sa, sono periodi della vita molto naturali, direi che si tratta un pò di “corsi e ricorsi storici” nell’esistenza di ognuno, con alti e bassi dovuti ai più disparati motivi.

Questa canzone mi suscita ricordi non tanto di una situazione in particolare, quanto di una sensazione, di uno stato mentale. L’anno in cui fu pubblicata (il 1992) l’ascoltavamo spessissimo io e mio fratello ed era in una compilation estiva che avevamo nell’autoradio durante il viaggio verso la mèta delle nostre vacanze: ecco…riascoltarla oggi mi ha ricordato come mi sentivo durante quel viaggio, Lilli. Ho ripensato a quella sensazione di libertà, di leggerezza, di voglia di divertirsi e rilassarsi in allegra compagnia.

Ecco perchè questa canzone mi ha regalato una breve, inaspettata e per questo ancora più gradita parentesi di spensieratezza stamattina, Lilli. E mi ci voleva proprio!

 MARE MARE (Luca Carboni) – 1992

 

Ho comprato anche la moto

usata ma tenuta bene

ho fatto il pieno e in autostrada

prendo l’aria sulla faccia  

Olè tengo il ritmo prendo un caffè

lo so questa notte ti troverò

 

Son partito da Bologna  

con le luci della sera

forse tu mi stai aspettando  

mentre io attraverso il mondo

Alè questa notte mi porta via

olè questa vita mi porta via…

mi porta al mare

 

Mare, mare, mare

ma che voglia di arrivare lì da te, da te  

sto accelerando e adesso ormai ti prendo

mare, mare, mare

ma sai che ognuno c’ha il suo mare dentro al cuore sì

e che ogni tanto gli fa sentire l’onda

mare, mare, mare

ma sai che ognuno c’ha i suoi sogni da inseguire sì

per stare a galla e non affondare no, no

 

Ma son finito qui sul molo

a parlare all’infinito

le ragazze che sghignazzano

e mi fan sentire solo

sì ma cosa son venuto a fare

ho già un sonno da morire

Va beh, cameriere un altro caffè

per piacere

alè tengo il ritmo e ballo con me

 

Mare, mare, mare

cosa son venuto a fare se non ci sei tu

no, non voglio restarci più no, no, no,

mare, mare, mare

cosa son venuto a fare se non ci sei tu

no, non voglio restarci più no, no, no,

mare, mare, mare

avevo voglia di abbracciare tutte quante voi

ragazze belle del mare, mare,

mare, mare, mare

poi lo so che torno sempre a naufragare qui..

 

 

Giu 8, 2012 - pensieri sparsi    28 Comments

Quanto è difficile essere “quella che c’è”…

Cara Lilli,

oggi è venerdì ma niente appuntamento con i libri stavolta, sono giorni un pò caotici e non facili, ieri lo è stato in modo particolare più che altro dal punto di vista psicologico.

Devi sapere che specie negli ultimi anni nell’ambito della mia famiglia stretta di origine (quella formata da mamma, papà, mio fratello e me) mi è capitato (non sempre e non solo per mia scelta) di essere “quella che c’è“. Mi riferisco alle occasioni particolarmente dure da affrontare, quelle importanti quanto difficili, quelle che non riguardano una persona soltanto, ma che alla fine vedono quella persona esserci. E quella persona sono io.

Ti faccio qualche esempio, per darti un’idea di che cosa sto parlando: mamma e mio fratello non se la sentirono di assistere alla chiusura della bara di mio padre, mentre io c’ero; e c’ero io dietro alla macchina che dalla chiesa portò papà al cimitero; e c’ero sempre io quando la bara venne tumulata. Io, senza mamma e mio fratello.

Quando dopo soli 17 mesi è venuta a mancare anche mamma, mio fratello non se l’è sentita di affrontare quelle stesse “tappe” che aveva già evitato di affrontare alla morte di papà, e allora alla chiusura, al trasporto e alla tumulazione della bara c’ero sempre e comunque io.

Vedi, Lilli, non pensare che sia stato facile per me, io che sono un’emotiva, io che mi faccio travolgere dai sentimenti…l’ho fatto piangendo, l’ho fatto col dolore che mi spaccava il cuore, ma l’ho fatto perchè mi sembrava troppo assurdo che prima il mio papà e poi la mia mamma non fossero accompagnati in quell’ultimo tragitto terreno da almeno uno dei figli. E non ne sto facendo una colpa a mio fratello, credimi, perchè so che non ce la faceva proprio (e che ancora oggi non riesce ad affrontare la morte di mamma e papà in modo meno traumatico di allora). Sto solo dicendo che ho sentito di fare così, viste che le circostanze.

Ricordo che un’amica di famiglia, mentre stavo aiutando i signori delle pompe funebri a sistemare mamma (mi chiedevano ora una cosa, ora un’altra…), mi domandò :”Ce la fai?” e io le risposi d’istinto: “Si, ce la faccio. Io ce la faccio sempre”. E non lo dissi con presunzione, Lilli, ti assicuro. Lo dissi perchè sentii così, nel senso che sentivo che ce l’avrei fatta nonostante la sofferenza, nonostante le lacrime che scendevano copiose (quanto ho pianto in quei giorni!).  Non perchè fossi chissà quanto forte, ma perchè avevo scelto di superarmi per i miei genitori, per rendergli quello che sentivo esser loro in qualche modo dovuto.

E giusto ieri un altro evento importante, un altro momento psicologicamente complesso: ieri mattina mio fratello non poteva (stavolta non per sua scelta) assolutamente mancare al lavoro, per cui ha dovuto nominarmi sua procuratrice, cosicchè la firma sull’atto notarile con cui abbiamo venduto la casa dei nostri genitori è solo la mia. Anche in questa occasione io sono stata quella che c’è.

Avrò modo poi di parlarti nuovamente della casa oramai venduta ma da finire ancora di sgombrare, Lilli.

Ma voglio chiudere questo post dicendoti che se è vero che è difficile essere quella che c’è, è pur vero che lo è di meno quando accanto a me c’è una persona che non è della mia famiglia stretta di origine ma che è parte fondamentale, imprescindibile della mia vita: accanto alle bare dei miei genitori, dietro a quei carri funebri, al cimitero e davanti al notaio, c’è stata una mano che mi ha sostenuto con amore, quella di mio marito. Mi ritengo davvero fortunata per questo e lo ringrazio perchè lui PER ME è quello che c’è. Sempre.

 

Giu 6, 2012 - Feste e ricorrenze, Figli    11 Comments

Una bella (e disorganizzata) manifestazione

Cara Lilli,

come promesso voglio raccontarti qualcosa della manifestazione musicale a cui ha preso parte la mia monella riccioluta sabato scorso.

Essendo oramai non più contagiosa la piccola ha potuto cantare nel grande coro formato dai bambini della scuola dell’infanzia (di tutte e tre le sedi del paese) nell’ambito della manifestazione organizzata in occasione dei festeggiamenti per il Santissimo Salvatore, a cui hanno partecipato anche alunni delle scuole elementari e medie.

La monella era entusiasta delle canzoncine (sei) scelte dalle maestre e le aveva imparate tutte! Era un pò “stralunata” (ma in senso buono, cioè era come incantata) all’inizio quando sono saliti tutti sul palco con tante luci e con la piazza gremita di pubblico, ma non ha avuto timore, nè si è messa a fare capricci, nè peggio ancora ha pianto (mentre altri compagnetti suoi un pò lo hanno fatto) anzi si è divertita tantissimo! Questo per me è una cosa positiva davvero, dimostra quanto sia maturata e sia diventata più gestibile.

Peccato che una delle maestre se l’è portata vicino a lei ad una delle estremità del palco in un posto dove io quasi non riuscivo a vederla da dove mi trovavo e per via della folla accalcata che c’era, con l’ingombro del passeggino in cui dormiva beatamente il monellino (nonostante il frastuono!), non ho potuto spostarmi più di tanto…ma pazienza!

Comunque…tutto bello, tutto simpatico, ma il problema della serata è stata la disorganizzazione, Lilli. Ti spiego: già il fatto che si sia fissato l’orario di inizio alle 21 è stato secondo me un errore, perchè i bambini della scuola dell’infanzia sono piccini e magari a quell’ora hanno sonno, poi naturalmente c’è stato il classico ritardo fisiologico, per cui hanno iniziato in realtà alle 21:15. Poi ci sono state quattro presentazioni (inutili perchè pressocchè uguali) da parte di un’organizzatrice, una maestra, il dirigente scolastico e un presentatore vero e proprio di una TV irpina e dunque il coro è partito alle 21:35 circa.

Poi, incredibile a dirsi, dopo le prime due canzoncine dei piccoli, che è successo? C’è stato l’inserimento di sette (e dico sette) brani musicali al pianoforte da parte di ragazzini delle scuole medie, mentre i piccoli stavano seduti sul fondo del palco ad aspettare (e ad annoiarsi e cominciare a dare segni di irrequietezza e stanchezza). Con che criterio hanno fatto questo programma gli organizzatori? Ci è voluta quasi mezz’ora perchè i bambini potessero ricominciare ad esibirsi con le altre quattro canzoncine. E ovviamente si sono fatte le 22:30 circa.

A questo punto i piccini hanno ricevuto in dono ognuno una medaglia col Santissimo Salvatore e con incisa sul retro la data della manifestazione, hanno salutato il pubblico e sono scesi dal palco. Quindi hanno suonato di nuovo dei ragazzi delle medie, stavolta violinisti.

Pensa tu che gli alunni delle elementari hanno dovuto aspettare che anche questo gruppo terminasse prima di pter cominciare le loro esibizioni. Eppure sono piccoletti anche loro, non mi sembra che salire sul palco alle 23 fosse l’ideale, no?

Poi c’erano ancora ragazzini delle medie, che suonavano il sassofono e le percussioni.

La cosa più assurda era che teoricamente alla fine di tutte le esibizioni, alunni di scuola dell’infanzia, elementari e medie avrebbero dovuto cantare tutti insieme “Amico è” di Dario Baldan Bembo, che tra l’altro alla monella piace tantissimo. E va beh…certo!!! Hanno terminato a mezzanotte…e infatti, la cosa è sfumata perchè erano rimasti in pochi, causa sonno irrefrenabile… 🙁

Dico io, ma ci voleva un mago per capire che una manifestazione del genere avrebbe dovuto aver luogo nel pomeriggio? Certo, in definitiva non è andata male, ma poteva andare meglio e soprattutto poteva concludersi in modo degno, con il grande coro finale che invece è saltato.

Che vuoi farci, Lilli? Io sono comunque molto contenta per come ha affrontato questo evento la monella, dovevi vederla quanto era felice….amore della mamma sua!!! Per me alla fine conta solo questo 🙂

 

Cake alle pere

Cara Lilli,

ieri è stata una giornata particolarmente stressante, non sono riuscita a postare la ricetta per il dolcino domenicale 🙁

Recupero oggi, poi dovrò parlarti anche della manifestazione pubblica a cui a pratecipato sabato sera la monella con la sua scuola e che tutto sommato è andata bene, anche se la disorganzzazione è stata al limite dell’incredibile (vedrai quando ti spiegherò!).

Dunque, ti presento un morbido “cake alle pere”, naturalmente assemblato e sperimentato dalla sottoscritta e risultato davvero buono buono.

Semplice come tutte le mie ricette, ecco come procedere:

– farina gr 300

– zucchero gr 200

– burro gr 100

– uova n.3

– acqua frizzante ml 100

– pere di media grandezza n.2 (io avevo le pere abate)

– vanillina 1 bustina

– lievito per dolci 1 bustina

– cannella (se piace) 1 cucchiaino

 

Montare le uova con lo zucchero fino a che risultano bianche e spumose, quindi aggiungere il burro ammorbidito e continuare a montare, ottenendo una crema morbida.

Incorporare la farina, il lievito e la vanillina (più la cannella se piace), versando man mano l’acqua frizzante e mescolando in modo da rendere fluido il composto.

Sbucciare e tagliare le pere a pezzetti piuttosto piccoli: metà schiacciarli con la forchetta fino a farne una purea da incorporare al composto precedente così che sia “impregnato” di gusto di pera; l’altra metà tenerla da parte.

Imburrare e infarinare uno stampo da 24 cm di diametro e versarvi il composto. A questo punto spargere i restanti pezzetti di pera sulla superficie e spingerli giù giusto un pò con la spatola. (NOTA: facendo in questo modo, che può sembrare bizzarro, ho ottenuto che i pezzetti non “precipitassero” tutti verso il fondo del dolce ma scendessero piano e si distribuissero all’interno qua e là).

Infornare a 180° per circa 40 minuti. Verificare la cottura con uno stecchino, tenendo conto del fatto che l’interno del dolce tende a restare un pò umido per la presenza delle pere.

 

Ecco qualche foto:

 

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Dopo  il mio plumcake al limone, anche con questa ricetta partecipo al primo contest sulla prima colazione indetto da La Erika in cucina 🙂

 

 Il mio primo contest

 

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