Browsing "pensieri sparsi"
Ago 16, 2012 - Figli, pensieri sparsi    10 Comments

Vacanza in pillole

Cara Lilli,

sono giorni piuttosto pieni questi, pur senza fare chissà che…cioè, in casa stiamo riordinando un pò di cose, siamo stati da Ikea e abbiamo preso delle librerie e uno scaffale per sistemare libri di mamma e papà e i giocattoli dei monelli, e poi ogni giorno c’è una passeggiata da fare tutti insieme, magari con una sosta al nuovo piccolo parco giochi che hanno creato in paese o andando a trovare qualche amico nei dintorni.

Insomma, non stiamo con le mani in mano 🙂 e per questo non ti ho scritto da venerdì scorso.

Oggi però voglio regalarti qualche “pillola” della vacanza al mare fatta circa due settimane fa, per darti l’idea di come sia andato il tutto:

– la prima notizia importante è che il pesciolino di mare è tornato!! cioè il monello, dopo aver passato gli ultimi mesi a fare capricci e strepiti di ogni genere pur di non fare il bagnetto e lavarsi i capelli qui a casa (vedi post), fin dal primo giorno di vacanza non ha avuto alcun problema nè alcuna remora ad entrare in mare e divertirsi come un pazzo scatenato schizzando tutti nel raggio di due metri e buttandosi acqua in faccia  🙂 esattamente come aveva fatto lo scorso anno, guadagnandosi il soprannome di pesciolino di mare, appunto;

– lo sciopero della fame oramai tipico della monella quando siamo in vacanza ha avuto fasi alterne, stavolta ha mangiato più volte almeno i bastoncini di pesce, ma anche passato di legumi o un pò di pasta al pomodoro, più per fortuna gli insostituibili e salutari yogurt, i crackers e l’amato lattuccio del mattino col Nesquik;

– una pillola a parte la dedico ad una scoperta recente della monella, ossia l’amore per l’anguria! Al mare ha mangiato con gusto e gioia tanti bei pezzettoni di anguria fresca e “dolce dolce” (come ripete sempre lei, dopo che la prima volta che l’assaggiò glielo dissi io!) e sono felice poi che anche qui a casa sta continuando ad apprezzarla;

– le alzatacce pure tipiche delle nostre passate vacanze ques’anno sono state un pochino meno…alzataccevoli o alzatacciose che dir si voglia (eheheh!!!) perchè siamo riusciti a dormire qualche volta anche fino alle 7:15, che ad esempio l’anno scorso era un orario solo sognato 😉 

– io e mio marito temevamo di dover rincorrere per tutta la spiaggia il monello maratoneta e sudare come forsennati (l’anno scorso non camminava e il problema non si era posto!) ma il piccolo ha fugato le nostre paure standosene comodamente seduto sulla sdraio lasciando al povero papà giusto il telo di spugna per sedersi sulla sabbia: lui si che ha capito tutto della vita! [NB: la mamma era sull’altra sdraio mentre la monella giocava, saltellava e canticchiava…tu da chi dici che abbia preso il monello, Lilli? 😉 ]

– la monella, con tutta la crema protettiva fattore 50, ha preso un colorito uniforme e delizioso che l’ha resa ancora più bella e mettendole in risalto gli occhioni chiari! e anche il monello a dire il vero ha schiarito un pò i capelli, che già tendono normalmente al castano chiaro, e si è abbastanza abbronzato nonostante sia stato molto sotto l’ombrellone;

– il tempo è stato anche quest’anno discreto, mai una pioggia nè caldo realmente insopportabile (e comunque c’era il climatizzatore sia in camera che nel ristorante dell’albergo), solo il mare spesso mosso, un giorno proprio agitato e un pò sporco….ma non si può avere tutto dalla vita!

In definitiva, come ti accenavo giorni fa appena rientrata, posso dire che tutto è andato meglio di quanto pensassimo: i monelli si sono divertiti molto, io e il mio amore ci siamo rilassati almeno un pò (mai del tutto…si sa, con i bambini piccoli anche la vacanza è  comunque stancante!) e comunque siamo stati tutti insieme appassionatamente, il che è quello che più conta, no?

 

Lug 12, 2012 - amore, pensieri sparsi, ricordi    4 Comments

La mèta

Cara Lilli,

oggi, in uno dei miei periodici momenti di acuto romanticismo, ho riletto (per l’ennesima volta) un pò di pensieri dedicati nel tempo all’amore della mia vita.

Mi sono soffermata su uno scritto, risalente a circa tre settimane dopo che il mio sogno di stare con lui si era avverato, che esprime la mia convinzione di aver finalmente trovato la felicità cercata affannosamente nei primi 26 anni della mia vita, dopo una breve storia adolescenziale, una strana e indefinibile storia giovanile,  una lunga storia tormentata (e unilaterale, ahimè!) a far da sfondo ad adolescenza e giovinezza, e qua e là situazioni di scarsa rilevanza, destinate a finire in un nulla di fatto già sul nascere.

Ecco cosa scrissi:

LA META

Ognuno ha una sorgente della felicità:

è nascosta in qualche angolo dell’anima.

Io l’ho trovata per caso

e ho seguito il suo corso:

ho attraversato foreste buie e spaventose,

pianure troppo piccole per scegliere di viverci,

interminabili sentieri,

tutti tristemente uguali tra di loro.

Solo ora ho scoperto la mèta luminosa del mio lungo cammino:

ho seguito il fiume della felicità per tutta la vita…

…e mi ha condotto fino a te!

(06/01/2000)

 

Riscriverei mille volte queste parole, Lilli: a distanza di 12 anni e mezzo posso dire che la mia convinzione di allora  non è stata smentita, anzi…è sempre più radicata in me!

Fortunatamente la mia “mèta” nonchè “metà” è dello stesso avviso 🙂

 

Lug 2, 2012 - Figli, pensieri sparsi    16 Comments

Monella in versione Carrà e monello…svizzero

Cara Lilli,

in questi giorni di caldo soffocante (io sono al limite del collasso…) e di delusioni calcistiche (ahi ahi ahi la Spagna…) posso dirti cosa combinano i monelli così ti tengo aggiornata e ti faccio anche sorridere un pò.

La monella oltre a suonare i suoi strumenti musicali si sta dando sempre più al canto: già a scuola nell’ultimo periodo aveva ben imparato le canzoncine per la festa di fine anno, poi adesso sta ampliando le sue conoscenze e tramite un noto spot televisivo ha scoperto un vecchio successo della Raffa nazionale: il Tuca Tuca! Ebbene, lo ha amato alla follia dal primo ascolto e così io ho cercato su youtube un video con la canzone per intero e lei ora lo vuole guardare più volte al giorno e canta con gran piacere tutte le strofe e il ritornello e cercando anche di imitare (piuttosto goffamente, va detto!) il balletto 🙂

 

 

E il monello? Lui come hai potuto leggere nel titolo è diventato uno…svizzero. Ecco: ma che tipo di svizzero? Cioè, ti illustro le opzioni:

1)  un banchiere svizzero? Magari, sai quanti bei soldoni!!

2) un maitre chocolatier svizzero? Sarebbe un sogno…che goduria!!!

3) un orologio svizzero? Precisione che spacca il secondo!

Ebbene, secondo te tra le 3 opzioni qual’è quella più probabile e di conseguenza quella giusta? La prima, naturalmente. No, scusa, volevo dire la seconda. Cioè no…intendevo la terza, OVVIAMENTE 🙂

Si, il monello sono vari giorni che si è trasformato in un orologio svizzero e la cosa potrebbe pure andarmi bene se non fosse per il piccolo particolare che uno dei suoi orari fissi è quello della sveglia mattutina: alle 5:54, massimo 5:55 lui si comincia ad agitare nella culla. Io oramai non guardo più l’orologio sul comodino, tanto non ce n’è bisogno, l’orario è quello che ti ho detto, al massimo varia di un minuto. Incredibile ma vero, giuro!

Per fortuna se non gli dò corda (restando in tema di orologi!) lui si gira e si volta e poi tende a riappisolarsi e a risvegliarsi definitivamente alle 6:35, massimo 6:36 (anche qui sembra assurda la precisione, ma è proprio così!) concedendomi un’altra mez’oretta di riposo (che gentile da parte sua!).

Insomma, più orologio svizzero di così…!!!

 

Giu 26, 2012 - pensieri sparsi, ricordi    23 Comments

Quel che resta di una vita

Cara Lilli,

ho pensato e ripensato cento volte a come scrivere questo post nei giorni scorsi. Mi sembrava sempre un discorso retorico, o troppo frettoloso o al contrario troppo approfondito…insomma, non sapevo da dove comnciare nè dove andare a finire.

Adesso mi sono decisa a scriverti e vuoi saperlo? Non starò qui a spiegarti cosa sia stato per me vedere per giorni e giorni il caos indescrivibile dentro casa dei miei genitori, con gli armadi e i cassetti vuoti e i vestiti sparsi sui letti, le librerie spoglie e i libri negli scatoloni, e poi cose di ogni genere per terra, lampadari staccati dal soffitto, cartoni, rotoli di nastro da imballaggio e forbici in ogni stanza…quando invece per più di un anno tutto era rimasto fermo, intatto.

Non starò qui a dirti che poi inaspettatamente mi ha fatto meno male del caos precedente entrare giovedì scorso e vedere quella casa ad un tratto completamente vuota, con l’eco nelle stanze: forse perchè mi ha dato come l’idea di pace, di un nuovo inizio, con il giovane acquirente che al momento della consegna delle chiavi, lì sul posto, mi ha spiegato che modifiche intende apportare all’appartamento e come vuole sistemarlo per sè e la sua famiglia (ha moglie e un figlioletto di 20 mesi).

Voglio piuttosto dirti che ho capito una cosa forse banale, ma che mi ha colpito molto: certo io e mio fratello abbiamo conservato alcuni mobili dei miei genitori, parte dei libri, delle stoviglie, dei capi di biancheria per la casa praticamente nuovi e io ho pure tenuto per me dei capi di abbigliamento di mia madre che mi faceva piacere indossare già quando lei era in vita e me li prestava. Dicevo, certo abbiamo queste cose che ci ricorderanno sempre dei nostri genitori.

Ma sai quali sono le cose che più mi sono e mi saranno care e che più li rappresentano? Cose piccole, cose ritrovate quasi per caso (come già mi era successo qualche tempo fa) nei tanti cassetti e cassettini, nelle scatole conservate negli stanzini…

Mia madre è lì, nei foglietti a volte tagliati belli diritti, più spesso un pò strappati lungo i bordi, su cui ci sono vecchi elenchi delle persone a cui spedire gli auguri di Natale e Capodanno, oppure qualche nota della spesa sfuggita chissà perchè al cestinamento, o brevi pensieri sparsi densi di emozioni…ed è anche nelle decine e decine di fogli e buste da lettere pronte ad essere usate, biglietti per le più svariate occasioni, francobolli non timbrati staccati pazientemente da missive ricevute e in attesa magari di essere riciclati…

Mio padre è lì, nei suoi racconti battuti con la vecchia macchina da scrivere che non avevo mai letto prima, ricchi di sentimenti delicati…ed è anche  nei disegni con colori a cera mai incorniciati e negli schizzi fatti col carboncino su fogli anche “di fortuna”…

E tutti e due i miei genitori sono lì, nelle ricevute di tanti vaglia fatti persone (amici o parenti) in difficoltà economiche…e sono anche nelle ricevute dei pacchi di dolci tipici campani spediti ogni anno per Natale ad amici del Nord che aspettavano questo dono oramai consueto con trepidazione…

Quello che resta di mamma e papà va ben al di là dei soldi ricavati dalla vendita del loro appartamento, va al di là dei mobili e delle altre cose: quello che resta della loro vita è l’affetto per le persone care, la generosità verso tutti, la sensibilità.

Quel che resta di una vita intera sono i ricordi intrisi di sentimenti e valori veri e genuini.

Ciò non toglie che ora mi manca mettere la mano nella mia borsa cercando le chiavi dell’auto o di casa mia e non trovarmi più sotto le dita la lunga chiave della casa di mamma e papà…

 

Giu 8, 2012 - pensieri sparsi    28 Comments

Quanto è difficile essere “quella che c’è”…

Cara Lilli,

oggi è venerdì ma niente appuntamento con i libri stavolta, sono giorni un pò caotici e non facili, ieri lo è stato in modo particolare più che altro dal punto di vista psicologico.

Devi sapere che specie negli ultimi anni nell’ambito della mia famiglia stretta di origine (quella formata da mamma, papà, mio fratello e me) mi è capitato (non sempre e non solo per mia scelta) di essere “quella che c’è“. Mi riferisco alle occasioni particolarmente dure da affrontare, quelle importanti quanto difficili, quelle che non riguardano una persona soltanto, ma che alla fine vedono quella persona esserci. E quella persona sono io.

Ti faccio qualche esempio, per darti un’idea di che cosa sto parlando: mamma e mio fratello non se la sentirono di assistere alla chiusura della bara di mio padre, mentre io c’ero; e c’ero io dietro alla macchina che dalla chiesa portò papà al cimitero; e c’ero sempre io quando la bara venne tumulata. Io, senza mamma e mio fratello.

Quando dopo soli 17 mesi è venuta a mancare anche mamma, mio fratello non se l’è sentita di affrontare quelle stesse “tappe” che aveva già evitato di affrontare alla morte di papà, e allora alla chiusura, al trasporto e alla tumulazione della bara c’ero sempre e comunque io.

Vedi, Lilli, non pensare che sia stato facile per me, io che sono un’emotiva, io che mi faccio travolgere dai sentimenti…l’ho fatto piangendo, l’ho fatto col dolore che mi spaccava il cuore, ma l’ho fatto perchè mi sembrava troppo assurdo che prima il mio papà e poi la mia mamma non fossero accompagnati in quell’ultimo tragitto terreno da almeno uno dei figli. E non ne sto facendo una colpa a mio fratello, credimi, perchè so che non ce la faceva proprio (e che ancora oggi non riesce ad affrontare la morte di mamma e papà in modo meno traumatico di allora). Sto solo dicendo che ho sentito di fare così, viste che le circostanze.

Ricordo che un’amica di famiglia, mentre stavo aiutando i signori delle pompe funebri a sistemare mamma (mi chiedevano ora una cosa, ora un’altra…), mi domandò :”Ce la fai?” e io le risposi d’istinto: “Si, ce la faccio. Io ce la faccio sempre”. E non lo dissi con presunzione, Lilli, ti assicuro. Lo dissi perchè sentii così, nel senso che sentivo che ce l’avrei fatta nonostante la sofferenza, nonostante le lacrime che scendevano copiose (quanto ho pianto in quei giorni!).  Non perchè fossi chissà quanto forte, ma perchè avevo scelto di superarmi per i miei genitori, per rendergli quello che sentivo esser loro in qualche modo dovuto.

E giusto ieri un altro evento importante, un altro momento psicologicamente complesso: ieri mattina mio fratello non poteva (stavolta non per sua scelta) assolutamente mancare al lavoro, per cui ha dovuto nominarmi sua procuratrice, cosicchè la firma sull’atto notarile con cui abbiamo venduto la casa dei nostri genitori è solo la mia. Anche in questa occasione io sono stata quella che c’è.

Avrò modo poi di parlarti nuovamente della casa oramai venduta ma da finire ancora di sgombrare, Lilli.

Ma voglio chiudere questo post dicendoti che se è vero che è difficile essere quella che c’è, è pur vero che lo è di meno quando accanto a me c’è una persona che non è della mia famiglia stretta di origine ma che è parte fondamentale, imprescindibile della mia vita: accanto alle bare dei miei genitori, dietro a quei carri funebri, al cimitero e davanti al notaio, c’è stata una mano che mi ha sostenuto con amore, quella di mio marito. Mi ritengo davvero fortunata per questo e lo ringrazio perchè lui PER ME è quello che c’è. Sempre.

 

Pagine:«1234567...21»