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Feb 7, 2012 - Figli, pensieri sparsi    38 Comments

Quando “palla” non è solo una parola

Cara Lilli,

c’è un concetto che io ho sempre amato esprimere: tutto è relativo. Si, di assoluto c’è ben poco, ne sono fermamente convinta. Ci sono cose che hanno significati e valori diversi a seconda di chi le vive, se si tratta di esperienze o avvenimenti, e a seconda di chi le dice, se si tratta di parole.

E in questo caso ti voglio portare l’esempio di una parola, una semplice parola di uso comune che tu diresti: che altro senso può avere se non quello che tutti le attribuiscono? Prendi la parola “palla” e dimmi: cosa potrebbe mai indicare se non un oggetto sferico che può essere di grandezza e materiali diversi ma che comunque resta sempre un oggetto di forma sferica che rotola?

Ebbene, se questa semplice parola la pronuncia un qualsiasi bambino di 4 anni e mezzo circa la sua mamma neppure ci fa caso, è normale così. Ma se la pronuncia una bambina di 4 anni e mezzo circa che fino ad un attimo prima avevo detto solo stentatamente “mamma” e “papà” e ripetuto le vocali e qualche sillaba come “ba-be-bi-bo-bu” o “ta-te-ti-to-tu”…beh, assume tutto un altro valore e significa: “Ecco, forse ho trovato la chiave per aprire la simbolica porta della comunicazione verbale e adesso inizia una nuova epoca per me!”.

Va bene, Lilli….te l’ho portata un pò a lungo, perdonami, ma ciò che voglio farti sapere in realtà è che la mia monella riccioluta ha proununciato distintamente la parola PALLA!!! Si, hai letto bene!!! A dire il vero è accaduto una ventina di giorni fa ma ho voluto aspettare di vedere come si evolveva la situazione prima di darti la notizia, questa notizia che desideravo darti non sai da quanto tempo e che in certi momenti di sfiducia ho temuto che non avrei mai potuto darti…

Ebbene ora non solo posso raccontarti di come l’ha detto una volta, poi due, tre, poi tantissime volte, ma anche di come a “palla” sono seguite nel giro di pochi giorni altre parole: “latte”, “auto”, “pera”, “pipì”, “pappa”, “Lella” (alla domanda: come ti chiami?), “si” (adesso davvero deciso) e “do” per no e poi accenni di parole (“agua” che sarebbe acqua, “totto” per biscotto, “tao” per ciao, “Atotio” alla domanda: come si chiama il fratellino?) che per adesso sono solo tentativi  ma che dimostrano come lei ora, FINALMENTE, desideri imparare a parlare.

Lo aveva detto già da molte settimane la logopedista che la comprensione era davvero buona, che era alta la soglia di attenzione durante le sedute di terapia e che prima o poi tutto ciò che “entrava” in qualche modo sarebbe anche “uscito”, quando la monella avrebbe sentito dentro di sè lo stimolo, il desiderio di parlare per davvero, di esprimersi, di farsi capire dagli altri non più a gesti o con i capricci e i pianti.

E sai la cosa troppo carina? Molte delle parole che cerca di pronunciare sono i nomi dei suoi pupazzi preferiti!!

Fa un suono buffo che non so riprodurre per iscritto per indicare “Tinky Winky”, poi dice “Pippi” per indicare Dipsy, “Lala” e “Po” li dice bene (sono troppo facili!) e poi non può mancare all’appello Winnie The Pooh, per lei solo “Pu”, e naturalmente l’amata gattina che da Hello Kitty nella sua lingua attuale diventa “Alo Titti” 🙂

E quando le canto “Tanti auguri…” e mi fermo, lei sorride con tutta la dentiera (!!) e continua dicendo”…a te!” e andiamo avanti con tutta la strofetta e alla fine batte le mani felicissima 🙂

Ecco, è questo il punto importante: la mia monella è felice! E’ orgogliosa di sentirsi dire che è stata brava, è contenta di provare a dire varie cose anche se non ci riesce ancora….ma lei ora si butta, sbaglia, storpia le parole e ne ride, proprio come fanno normalmente i bambini ad un anno e mezzo/due  o poco più….e il fatto che lei di anni ne abbia quasi 4 e mezzo la rende mille volte più tenera.

Credimi, Lilli, è commovente vederla sforzarsi per pronunciare quei suoni che sono una vera e propria conquista per lei. Ed io, che sono la sua mamma e che non ci ho dormito la notte pensando che forse non avrebbe mai parlato, ora non posso che sciogliermi letteralmente davanti a questo piccolo-grande miracolo.

So che questo è soltanto l’inizio, che di lavoro a da fare ce n’è tanto, che parlare non è la sola cosa che deve imparare a fare bene, ci sono altri problemi da affrontare e da risolvere. Ma siamo sulla buona strada, ora ne ho la conferma.

Amore della mamma sono tanto orgogliosa di te!!!

Gen 31, 2012 - Figli, Premi    32 Comments

Monello fischiettante (e un nuovo premio)

Cara Lilli,

se ti capitasse di passare da casa mia in questo periodo non meravigliarti se ad un certo punto ti succedesse di udire un sottile fischiettio.

Ti verrebbe spontaneo domandarti da dove viene mai, dato che, se magari fosse mattina come adesso, mio marito sarebbe al lavoro, la monella riccoluta all’asilo, io sarei probabilmente accanto a te a chiaccherare e nella stanza non ci sarebbe nessun altro oltre il monello nel suo box a giochicchiare.

Si, appunto….il monello sarebbe nel suo box a giochicchiare…e a fischiettare!! 

Incredibile ma vero, il mio monello fischietta, Lilli! E non è da adesso: cioè, già da parecchie settimane a volte capitava di sentire un accenno di fischio e io e mio marito sorridevamo dicendo a noi stessi che ce lo eravamo immaginati, che forse era capitato così per caso… Adesso invece è una cosa che abbiamo accertato: il monello ha scoperto (da solo) come emettere questa specie di fischio dolce e simpatico e si diverte un mondo a farlo!

Che abbia un futuro da “fischiatore” a pagamento nei teatri (claquer…in negativo, per capirci) ? O forse da componente di una band di musica “alternativa”? O magari da pastore di pecore (tipo Peter di Heidi!)? Lo scopriremo solo vivendo, per dirla col buon Mogol, tramite la voce di Battisti.

Certo con la penuria di posti di lavoro che c’è tutto fa brodo e questo “talento” potrebbe tornargli utile eheheh 🙂

– o – o – o – o – o – o – o – o –

Passando ad altro, ho anche un’altra notizia: ho ricevuto un nuovo premio e stavolta è davvero una sorpresa perchè mi viene assegnato da una nuovissima amica, Anthea di Fiocchi di Parole, che ringrazio davvero tanto!

E’ una sorta di incoraggiamento e di aiuto con un pò di pubblicità per blog che si ritengono “amabili” (Liebster) ma che ancora hanno meno di 200 lettori fissi (o followers o sotenitori che dir si voglia).

La regola vuole che io a mia volta passi questo premio a 5 blog nelle mie stesse “condizioni” 😉 e vado subito ad elencarli:

1) AspiranteMamma

2) Un mondo tutto mio

3)  La Erika in cucina

4) B&B da Betty

5) Lenor Creazioni

Ecco fatto!

Alla prossima, Lilli!

 

 

Gen 19, 2012 - Figli    20 Comments

Ode al bastoncino di merluzzo

Cara Lilli,

consentimi di lodare pubblicamente un secondo piatto di pesce molto diffuso specie tra i bambini:

ODE AL BASTONCINO DI MERLUZZO

Oh bastoncino, bastoncino tanto amato,

tu piccolo rettangolo ripieno di un pesce apprezzato,

tu sei riuscito là dove altri hanno fallito:

non la patata nè altro ortaggio bollito,

non la pastasciutta nè la frittata,

non il riso nè la fettina panata

e, pensa tu, neppure la mozzarella

hanno fatto aprir la bocca alla mia monella.

Ma sei arrivato tu a farti amare,

da una sua compagna si è fatta imboccare

e ti ha mangiato tutto, tenero bastoncino,

tu che sei simpatico ad ogni bambino.

🙂

Siiiiiiii, è accaduto il “miracolo”: la monella riccioluta ieri ha mangiato non uno, ma ben tre bastoncini di merluzzo alla mensa della scuola dell’infanzia! E l’ha fatto aiutata da una sua compagnetta…che tenera 🙂

 

NOTA: per comprendere la portata della notizia, Lilli, va detto che dal mese di novembre la monella è rimasta a scuola per il pranzo tre giorni a settimana ma fino a ieri le sole cose che aveva assaggiato erano il pane (ne va pazza, anche a casa lo mangia volentierissimo) e qualche volta la mela. Dato che si rifiuta di masticare la maggior parte dei cibi che le si propongono (a meno che non siano i suoi preferiti tipo appunto pane, biscotti, dolci, crackers) costringendomi a tritare e sminuzzare carne e pesce e a passare verdure e legumi, beh…è un bel passo avanti direi!

 

Gen 18, 2012 - Figli, pensieri sparsi    34 Comments

La madre speciale

Cara Lilli,

sai cosa pensavo? Avere una bimba come la mia monella riccioluta, bella, sorridente, piena di vita, ma anche testarda, difficile da gestire, indietro su tante cose con tutto ciò che comporta il suo disturbo pervasivo dello sviluppo, mi ha dato l’opportunità di vivere la maternità in modo forse più consapevole dell’infinita grandezza del miracolo della vita. E questo non solo perchè in prima persona ho a che fare con una realtà complessa e delicata, ma ancor più perchè tra medici e centri di riabilitazione ho continuamente l’occasione di essere a contatto con realtà ben più serie e gravi.

Proprio dove c’è più sofferenza, si proprio lì, Lilli, io vedo l’amore sconfinato delle madri per i loro figli, doni tanto più preziosi quanto più è grande è la difficoltà della vita che gli si prospetta.

Ho letto per la prima volta anni fa un brano scritto da Erma Bombeck, giornalista scrittrice statunitense nata nel 1927 e deceduta il 1996, che era affetta da una malattia genetica, la sindrome del rene policistico. L’ho trovato bellissimo e ora ci ho ripensato e te lo voglio riportare:

 

::: La madre speciale :::

 

Vi  è mai capitato di chiedervi come vengano scelte le madri di figli handicappati?

In qualche maniera riesco a raffigurarmi Dio che dà istruzioni agli angeli, che prendono nota in un registro gigantesco.

“Armstrong, Beth, figlio. Santo patrono Matteo”. 

“Forest, Marjorie, figlia. Santa patrona, Cecilia”.

“Rutledge, Carne, gemelli. Santo patrono… diamo Gerardo. E’ abituato alla scarsa religiosità”. 

Finalmente, passa un nome a un angelo e sorride: “A questa, diamole un figlio handicappato”. 

L’angelo è curioso. “Perché a questa qui, Dio. E’ così felice”. 

“Esattamente”, risponde Dio sorridendo. “Potrei mai dare un figlio handicappato a una donna che non conosce l’allegria? Sarebbe una cosa crudele”.

“Ma ha pazienza?”, chiede l’angelo. “Non voglio che abbia troppa pazienza, altrimenti affogherà in un mare di autocommiserazione e pena. Una volta superati lo shock e il risentimento, di sicuro ce la farà”.

“Ma, Signore, penso che quella donna non creda nemmeno in Te”.

Dio sorride. “Non importa. Posso provvedere. Quella donna è perfetta. E’ dotata del giusto egoismo”.

L’angelo resta senza fiato. “Egoismo? E’ una virtù?” 

Dio annuisce. “Se non sarà capace di separarsi ogni tanto dal figlio, non sopravvivrà mai. Sì, ecco la donna cui darò la benedizione di un figlio meno che perfetto. Ancora non se ne rende conto, ma sarà da invidiare.

Non darà mai per certa una parola. Non considererà mai che un passo sia un fatto comune. Quando il bambino dirà ‘mamma’ per la prima volta, lei sarà testimone di un miracolo e ne sarà consapevole. Quando descriverà un albero o un tramonto al suo bambino cieco, lo vedrà come poche persone sanno vedere le mie creazioni.

Le consentirò di vedere chiaramente le cose che vedo io – ignoranza, crudeltà, pregiudizio, – le concederò di levarsi al di sopra di esse. Non sarà mai sola. Io sarò al suo fianco ogni minuto di ogni giorno della sua vita, poiché starà facendo il mio lavoro infallibilmente come se fosse al mio fianco”.

“E per il santo patrono?”, chiede l’angelo, tenendo la penna sollevata a mezz’aria.

Dio sorride. “Basterà uno specchio”. 

(Erma Bombeck)

 

Non aggiungo altro se non che rileggendolo ora, a distanza di anni, con la mia monella che mi saltella allegra intorno tutta orgogliosa di saper dire “mamma” e “papà”, “si” e “do” (che sarebbe “no”!!), poi tutte le vocali bene in ordine e varie sillabe nuove e di saper imitare perfino il verso di tanti animali…beh, ora mi è parso ancora più denso di significato e mi ha ancora più fatto riflettere: una madre è “speciale” non in sè per sè, Lilli…è suo figlio a renderla speciale.

 

PS: ne approfitto per segnalrti un blog che ho conosciuto tramite la mia amica Mammadifretta…si tratta di Le mamme degli angeli…fare un giro tra quei post ti fa capire cosa significhi essere madri (e padri) speciali per davvero, all’ennesima potenza….e tutto il resto ti sembra sciocco e vano di fronte a storie di quella portata…

 

Gen 15, 2012 - Figli, pensieri sparsi    20 Comments

Somiglianze (2)

Cara Lilli,

devi sapere che la natura a volte è un pò strana.

Prendi due foto scattate nella stessa clinica a distanza di 3 anni e 4 mesi circa l’una dall’altra e vedi che sembrano ritrarre lo stesso soggetto neonato: potresti tranquillamente confonderle, scambiarle e poi non sapere più chi sia il neonato “anteriore” e chi sia quello “posteriore” (se non fosse forse per il colore e la pesantezza delle tutine che indossano).

Poi il neonato “posteriore” col passar dei mesi cambia fisionomia, decisamente. Non solo, anche nei colori si differenzia da quello “anteriore”: capelli di un castano ramato, proprio rossiccio sotto il sole, contro capelli di un castano più dorato; occhi color nocciola, contro occhi di un particolarissimo grigio-celeste.

Eppure…eppure mettili uno accanto all’altro mentre dormono (eh si…raramente, diciamoci la verità, ma capita anche che dormano!!)  e ti rendi conto subito che sono fratello e sorella: quando i loro occhietti sono chiusi, ti accorgi che hanno il taglio perfettamente uguale e basta questo, sembra incredibile ma è così, per farli sembrare di nuovo identici come quando erano neonati. 

I miei monelli quando sono nel mondo dei sogni ritornano ad essere “gemelli di età diverse” e questo mi intenerisce il cuore, non so neppure io il perchè, e mi fa incantare tanto che potrei stare un’infinità di tempo a guardarli dormire sereni…

 

Somiglianze (1)

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